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Dopo l’elezione di Trump si sono verificati numerosi attacchi razzisti negli Stati Uniti

Sui social media sono stati segnalati numerosi episodi d'odio verso afroamericani, ispanici e musulmani, avvenuti subito dopo la vittoria del candidato repubblicano

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Non si placano le proteste anti-Trump scoppiate all’indomani dell’elezione del candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti: da New York a Oakland, da Chicago a Seattle, da Philadelphia a Boston fino a Portland.

A queste si sommano le crescenti segnalazioni di crimini d’odio, di messaggi razzisti e xenofobi registrate nelle ultime 48 ore in tutto il paese, che per alcuni sarebbero da ricondurre alla vittoria di Trump, ma per altri le due cose non sarebbero strettamente connesse.

Sui social media sono stati segnalati innumerevoli messaggi carichi di odio rivolti ai musulmani, agli ispanici e agli afroamericani. Le presunte vittime hanno denunciato questi episodi alle autorità locali, raccontando di essere state oggetto di attacchi razzisti da parte di individui che hanno inneggiato a Trump e alla sua vittoria. 

Numerosi studenti musulmani in diversi campus universitari hanno raccontato di episodi di questo genere. All’università di San Diego, una giovane musulmana con indosso l’hijab ha raccontato alla polizia del campus di essere stata avvicinata da due uomini a bordo di un veicolo. Uno di loro è saltato fuori dalla macchina, ha fatto dei commenti contro i musulmani inneggiando a Trump, prima di derubarla della borsetta, dello zaino e delle chiavi. 

Un altro gruppo di ragazze musulmane ha raccontato che molte coetanee sono uscite di casa senza indossare l’hijab, per fare in modo di non essere immediatamente identificate e prese di mira. 

Sempre sui social media gli utenti hanno raccontato e condiviso numerosi episodi di razzismo registrati in alcune scuole superiori in tutto il paese, ai danni di studenti di afroamericani e di ispanici che sarebbero stati apostrofati con frasi ingiuriose. 

Questo clima di tensione non è riconducibile solo ed esclusivamente all’elezione di Donald Trump. Episodi similari si sono verificati anche nelle scorse settimane, come ha raccontato una fonte citata dal Guardian

In uno dei principali licei della Pennsylvania – dopo la notizia che numerosi studenti avevano urlato insulti omofobi contro i loro compagni, apostrofandoli con frasi come “raccoglitori di cotone bianco” e imitando il saluto nazista – è stata indetta una riunione speciale per fare luce su questa situazione e prendere provvedimenti adeguati. 

Questi episodi non sono stati registrati solo nelle scuole o nei campus universitari, ma anche tra la comunità Lgbt americana. Trans Lifeline, un numero verde nazionale per transgender, citato sempre dal Guardian, ha reso noto che il suo normale volume di chiamate è triplicato nella notte di martedì e nella mattina di mercoledì 9 novembre.

Una donna transgender ha riferito che il suo camion è stato dato alle fiamme mentre era parcheggiato per strada, e su alcune parti della carrozzeria era comparsa la scritta “Trump” realizzata con della vernice spray. 

A tal proposito, non bisogna dimenticare come nel corso della campagna elettorale del candidato repubblicano avevano ripreso piede anche i gruppi di supremazia bianca. Il giornale ufficiale del Ku Klux Klan – The Crusader – ha accolto positivamente la vittoria di Trump, mentre David Duke l’ex Grand Wizard del KKK  è stato il primo a congratularsi con il tycoon statunitense dopo la vittoria. 

Inoltre, è stato annunciato che a breve un gruppo locale del KKK darà luogo a un raduno celebrativo. 

I crimini d’odio contro i musulmani in particolare sono aumentati in maniera significativa nel corso dell’ultimo anno. Un gruppo di ricerca di Georgetown, impegnato nello studio del fenomeno di islamofobia, ha reso noto che il 2015 ha registrato un numero superiore di episodi di crimini d’odio contro i musulmani rispetto a quelli che si registrarono immediatamente dopo l’11 settembre 2001. 

Un ricercatore del Bridge Initiative ha però avvertito che è troppo semplicistico connettere questi due aspetti, collegando la vittoria di Trump all’aumento dei crimini di odio. “Non è semplice stabilire se vi sia una direttrice che unisce i due fenomeni, per cui la vittoria del candidato repubblicano è la reale conseguenza del picco di casi di xenofobia e razzismo”. 

È stato inoltre segnalato un caso di violenza perfino contro uno dei presunti elettori di Trump. Il racconto è apparso sul quotidiano Chicago Tribune il giorno successivo l’elezione del candidato repubblicano. 

Dopo un piccolo incidente, un uomo bianco di Chicago è stato picchiato da alcune persone nere che si trovavano a bordo dell’altra auto coinvolta, mentre i passanti urlavano “Non votare Trump”. L’uomo ha raccontato al quotidiano di essere un elettore del candidato repubblicano, ma che nessuno degli estranei presenti quel giorno poteva saperlo. 

Alcune persone hanno infine raccontato di essere state vittime di molestie e ingiurie da parte di persone che credevano amici e alleati. Un immigrato afghano di Nashville, in Tennessee, ha detto che il suo ex vicino di casa nonché un caro amico di famiglia da almeno una decina d’anni, l’ha invitato a “tornare nel suo paese d’origine”. 

Qui sotto una serie di tweet: