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Il parlamento ungherese ha respinto la riforma anti-migranti di Orban

L'emendamento costituzionale era l'ultimo tentativo del primo ministro Viktor Orban di sottrarsi alle quote di accoglienza dei profughi previste dall'Unione europea

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Il parlamento ungherese ha respinto martedì 8 novembre un provvedimento promosso dal primo ministro Viktor Orban che mirava a vietare nel paese l’accoglienza delle quote dei migranti stabilite dall’Unione europea. Il mancato appoggio dell’assemblea indebolisce il potere del premier nella lotta contro la politica di Bruxelles sui migranti.

La proposta di emendamento della costituzione non ha raggiunto per soli due voti la maggioranza dei due-terzi necessaria, ottenendo 131 favore dei 133 voti necessari.

Il partito di estrema destra Jobbik ha di fatto decretato la mancata approvazione boicottando il voto. Ma ha fatto sapere che sarebbe pronto a fornire il suo sostegno a Orban se un separato provvedimento, che consente agli stranieri di acquistare il diritto di residenza venisse eliminato.

Il partito conservatore di Orban, Fidesz, ha detto che il consiglio direttivo si riunirà per discutere la prossima mossa. Cedere a Jobbik sarebbe una scelta difficile dal punto di vista politico, dal momento che il capo dello staff del premier ha in precedenza definito la richiesta un “ricatto”.

La decisione di Orban di respingere migranti e rifugiati, anche attraverso il rafforzamento dei confini, ha provocato la reazione degli altri leader dell’Unione europea, soprattutto del presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi, che nelle scorse settimane ha minacciato di apporre il veto al bilancio dell’Ue se gli altri stati europei non avessero rispettato gli accordi sulle quote dei migranti.

L’Unione europea ha affrontato un flusso di 1,4 milioni di persone dall’inizio del 2015, molte delle quali in fuga da paesi in guerra come la Siria.

Orban sostiene che la modifica della costituzione era necessaria per onorare un referendum dello scorso ottobre in cui più di 3 milioni di ungheresi, hanno respinto le quote di migranti decise dall’Unione. Il referendum non era giuridicamente vincolante a causa della scarsa affluenza alle urne, ma ha fornito al premier una forte investitura politica per fermare la misura di Bruxelles.