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In Texas, un ex criminale ha scoperto troppo tardi di poter votare alle elezioni

Abraham Ornelas fu arrestato per favoreggiamento nel traffico di droga. Condannato a tre anni di reclusione perse ogni diritto di voto

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Il giorno tanto atteso da milioni di elettori americani è arrivato. Oggi, martedì 8 novembre, i cittadini eleggeranno il loro 45esimo presidente degli Stati Uniti. Ma questo giorno non potrà essere ricordato come un momento importante per Abraham Ornelas, residente nella città di Presidio, nello stato del Texas. 

L’uomo ha alle spalle una storia criminale e una condanna per reati penali. Secondo le leggi vigenti nello stato americano, coloro che commettono crimini sono automaticamente esclusi da ogni diritto di voto. In questa categoria rientrano coloro che stanno scontando la loro pena in carcere e chi sta in libertà vigilata. 

Tuttavia, Ornelas non sapeva che una volta scontata definitivamente la condanna e una volta libero potesse di nuovo riacquistare diritto di voto. Nessuno glielo aveva mai detto, nemmeno il suo avvocato.

Residente nella città texana di Presidio – che conta a malapena 6mila abitanti – quasi nove anni fa Ornelas fu arrestato con l’accusa di favoreggiamento nel traffico di droga. L’uomo aveva aiutato un suo amico a oltrepassare il confine dello stato per contrabbandare la droga. 

Ornelas fu condannato a scontare tre anni e un giorno di carcere, pena poi ridotta a 30 mesi per buona condotta. Una volta uscito di prigione e riacquistata la piena libertà, l’uomo ha sempre vissuto una vita tranquilla.

“Ho pagato il mio debito con la società”, ha raccontato Ornelas. “In questi nove anni ho cambiato stile di vita. Dopo la mia scarcerazione non ho più ricevuto nemmeno una multa per eccesso di velocità o per altri tipi di violazioni”. 

Oggi, dopo quella brutta esperienza, nel tempo libero Abraham Ornelas veste i panni dell’arbitro volontario della squadra di baseball locale – la Little League. 

Nonostante una vita tranquilla, due figli e un lavoro, l’uomo ha scoperto pochi giorni fa di possedere di nuovo il suo diritto di voto, ma ormai era troppo tardi. 

In Texas, gli individui condannati per reati non sono ammessi a votare durante il loro periodo di detenzione (noto come disfranchisement). Il diritto di voto viene ripristinato una volta scontata definitivamente la sua pena.

In molti casi capita che gli ex detenuti non siano a conoscenza dei loro diritti ripristinati, e ciò è capitato ad Abraham Ornelas che non aveva mai ricevuto nessuna informazione al riguardo.

“Sono andato sul sito per registrarsi e poter così votare. Quando mi hanno chiesto se volessi registrarmi per poter votare, ho detto loro che avevo avuto in passato una condanna”, ha raccontato ancora l’uomo. “Ma non mi hanno fornito alcuna informazione al riguardo”. 

Attualmente sono circa 6 milioni gli americani su cui vige il divieto di voto in base alla legge che li priva dei loro diritti civili a causa dei crimini commessi. La norma è stata più volte contestata perché ritenuta discriminante, in quanto coinvolge soprattutto i cittadini afroamericani (circa il 38 per cento dei detenuti rinchiusi nelle carceri americane sono afroamericani) e gli ispanici. 

Per quanto riguarda nello specifico lo stato del Texas, sono stati 53mila i cittadini texani esclusi dal voto, secondo il Sentencing Project, un’organizzazione no profit statunitense impegnata nel denunciare casi di discriminazione nei confronti dei detenuti e nel promuovere nuove forme di detenzione. 

Naturalmente questo dato non comprende persone come Ornelas, che ha scontato in modo definitivo la sua pena detentiva ma che non è stato reinserito nel sistema d’inclusione sociale per quanto concerne i diritti civili, compresi quelli di voto.