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Fu stuprata a 14 anni: oggi sfila in passerella come simbolo di rivalsa

Mukhtar Mai oggi è un'attivista per i diritti umani, ma ha alle spalle una storia di violenza sessuale subita come atto di vendetta

Immagine di copertina

Mukhtar Mai si è presentata in passerella con indosso un abito verde acqua scintillante in seta, come tutte le creazioni presentate lo scorso 1° novembre dalla stilista Rozina Munib, in occasione della settimana della moda organizzata nella città di Karachi, in Pakistan. 

Mukhtar Mai oggi è un’attivista per i diritti umani in Pakistan ed è piuttosto conosciuta anche fuori dai confini del suo paese grazie al suo impegno umanitario.

La donna è stata accolta dal pubblico e dalle modelle tra applausi scroscianti e momenti di commozione. Insieme alle modelle, Mukhtar Mai ha percorso qualche metro sul tappeto rosso mostrandosi imbarazzata e non abituata a stare sotto i riflettori, per lo più in occasione di uno degli appuntamenti mondani più attesi dell’anno in Pakistan.

Da sette anni a questa parte, la settimana della moda di Karachi ha richiamato l’attenzione di un pubblico sempre più ampio e variegato, che non ha nulla da invidiare agli eventi glamour di New York e Parigi. 

Per l’occasione, la presenza in passerella di Mukhtar Mai nei tre giorni dedicati alla moda e alle nuove tendenza in fatto di abbigliamento (in un paese come il Pakistan che impone delle regole ben precise) ha un significato ancora più profondo: la donna incarna il riscatto da una società profondamente maschilista, dove il delitto d’onore è una pratica ancora piuttosto diffusa e le violenze contro le donne sono all’ordine del giorno. 

– La sua storia

Mukhtar Mai ha alle spalle un triste passato, segnato da uno stupro di gruppo subito all’età di 14 anni. Trent’anni dopo, la donna fa ancora fatica a ricordare quei momenti, in cui alcuni uomini appartenenti a un clan rivale la presero e la violentarono ripetutamente, come vendetta verso la sua famiglia. 

L’azione punitiva contro la ragazza venne ordita da un consiglio di anziani del clan Mastoi, per la presunta relazione tra il fratello di Mukhtar, Shakoor, e una donna appartenente alla tribù rivale. Una relazione che avrebbe gettato disonore su tutti i componenti della loro famiglia. 

Solo in seguito si scoprì che le accuse rivolte contro Shakoor erano state formulate al solo fine di coprire la violenza subita dal ragazzo da parte degli uomini Mastoi. 

Una volta svelata la verità, in molti ritenevano che la giovane donna per la vergogna si sarebbe tolta la vita, come spesso accade in Pakistan. Stavolta le cose sono andate diversamente.

Sostenuta sia dalla madre, sia dai 200 abitanti del villaggio pakistano di Meerwale, Mukhtar diede vita a una battaglia legale contro i suoi aguzzini, arrivando alla Corte Suprema pakistana.

Tre uomini furono accusati di sodomia messa in atto ai danni del fratello minore della giovane donna, ma il verdetto del tribunale non fu del tutto imparziale, poiché cinque dei sei uomini che presero parte allo stupro di gruppo vennero scagionati da ogni accusa nel 2005. 

Dopo una lunga battaglia legale senza alcun risultato sperato, Mukhtar Mai ha ricevuto soltanto un indennizzo pari a 8.300 dollari. Questi soldi sono stati impiegati per la costruzione di due scuole e di un centro per rifugiati, il Mukhtar Mai Women’s Welfare Organization, realizzato nel suo villaggio. 

Attualmente la donna è impegnata nella difesa del diritto all’istruzione per le ragazze ospiti delle due scuole. La stessa Mukhtar ha imparato a leggere e scrivere da adulta, costretta fin da bambina a lavorare nei campi per aiutare economicamente la famiglia. 

“Voglio essere la voce di quelle donne che sono costrette a vivere nel silenzio e non possono raccontare gli abusi subiti”, ha detto Mai a margine delle sfilate di moda. “Il mio messaggio per le mie sorelle è incitarle a non essere deboli. Noi abbiamo un cuore e un cervello con il quale pensiamo. Chiedo loro di non perdere mai la speranza di fronte alle ingiustizie subite e di credere che un giorno queste potranno essere punite”.

(Qui sotto Mukhtar Mai alla settimana della moda di Karachi, in Pakistan. Credit: YouTube)