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La ragazza afghana fotografata da Steve McCurry è stata ricoverata in ospedale

Fonti ospedaliere riferiscono che la donna sia affetta da epatite C, ma il ministero degli Esteri pakistano non ha fornito altri dettagli

Immagine di copertina

Non c’è pace per Sharbat Gula, la “ragazza afghana” immortalata trentadue anni fa dal fotografo Steve McCurry e diventata celebre in tutto il mondo grazie a quella foto.

Dopo l’arresto avvenuto il 26 ottobre scorso e in seguito alla decisione di un tribunale pakistano di non concederle il rilascio su cauzione, giovedì 3 novembre la donna è stata ricoverata in un ospedale di Peshawar.

Secondo alcune fonti ospedaliere, dagli esami diagnostici effettuati è emerso che Sharbat è affetta da epatite C contratta all’interno del campo profughi di Nasir Bagh, in Pakistan.

A rendere noto il suo ricovero il ministero degli Esteri pakistano attraverso il suo portavoce, Nafees Zakaria. Quest’ultimo ha difatti confermato che Sharbat Gula si trova in una struttura ospedaliera pakistana per accertamenti, ma non ha fornito ulteriori dettagli sulle ragioni del ricovero. 

La donna era stata arrestata perché in possesso di una carta d’identità pakistana falsa. L’imputata ha respinto ogni accusa, ma il tribunale ha deciso mercoledì 2 novembre di non autorizzare il rilascio su cauzione. 

La pronuncia del giudice ha provocato reazioni di dissenso. L’ambasciatore afghano in Pakistan, Omar Zakhilwal, ha replicato che “il primo ministro Nawaz Sharif riceverà ben presto una richiesta formale affinché intervenga sul caso e aiuti nella liberazione di Sharbat Gula”. 

Il fotografo di guerra Steve McCurry, dopo la foto scattata quando Sharbat aveva 12 anni, decise di rintracciare la ragazza afghana rifugiata in Pakistan e di immortalarla di nuovo. E lo fece nel 2002, in Afghanistan. 

In un lungo post sulla sua pagina ufficiale Facebook, McCurry ha lanciato un appello affinché le autorità pakistane concedano la libertà alla donna.

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Sharbat Gula è stata il simbolo dei rifugiati per decenni. Ora lei è diventata il volto dei migranti indesiderati. I funzionari a Peshawar, in Pakistan, hanno negato la cauzione per Sharbat. Come una vedova, lei ha cercato di crescere i suoi quattro figli da sola. Rappresenta tutte le donne coraggiose e gli uomini disposti a sopportare ogni dolore e i disagi per proteggere la cosa più preziosa che hanno, ossia i loro figli. Noi continueremo a fare tutto il possibile per assicurare il rilascio di Sharbat“.