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L’accusa di Amnesty: le pressioni dell’Ue hanno causato abusi sui migranti in Italia

A essere criticato è il sistema degli hotspot, che ha messo sotto pressione le risorse dell’Italia e creato una dinamica che incoraggia violazioni dei diritti umani

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Le politiche migratorie dell’Unione europea hanno causato maltrattamenti, abusi ed espulsioni illegali di richiedenti asilo arrivati in Italia via mare. È la dura denuncia contenuta nel rapporto di Amnesty International “Hotspot Italia: come le politiche dell’Unione europea portano a violazioni dei diritti di rifugiati e migranti”, diffuso giovedì 3 novembre.

A essere criticato è appunto il cosiddetto “approccio hotspot”, promosso dall’Ue per identificare migranti e rifugiati al momento dell’arrivo, che obbliga a rilevare in Italia le impronte digitali di chi sbarca nel nostro paese, e il fallimento del piano di ricollocamento, che hanno messo sotto pressione le risorse italiane e creato una dinamica che incoraggia gli abusi.

Dal 2015 con l’approccio hotspot i leader europei hanno costretto le autorità italiane a dover valutare in tempi rapidissimi i bisogni dei migranti appena sbarcati e scegliere, a seconda dei casi, tra l’avvio della procedura d’asilo o il rimpatrio nei paesi di origine, facendo diventare di fatto responsabile l’Italia del mantenimento dei migranti senza che sia possibile una reale accoglienza.

Le autorità italiane hanno in più occasioni avvertito che il paese manca delle risorse necessarie e hanno chiesto aiuto ai vicini europei. Ma finora, solo 1.200 rifugiati sono stati trasferiti dall’Italia negli altri paesi dell’Unione europea, rispetto ai 40mila previsti dal piano promosso dalla Commissione Ue.

“L’approccio degli hotspot, ideato da Bruxelles e applicato dall’Italia, ha aumentato la pressione invece di alleggerirle sulle nazioni impegnate in prima linea nell’emergenza migranti. Il risultato è stato “la violazione dei diritti di persone vulnerabili e disperate di cui le autorità italiane hanno la responsabilità diretta e i leader europei quella politica”, sostiene il curatore del rapporto Matteo de Bellis.

Nella maggior parte dei casi i migranti arrivati in Italia sono stati trattati umanamente dalla polizia. La Guardia Costiera inoltre ha svolto un ruolo di primo piano nel soccorrere in mare i migranti sui barconi alla deriva e ha salvato migliaia di vite.

Tuttavia, in base alle testimonianza raccolte da Amnesty, alcuni agenti, sotto pressione per prendere le impronte digitali di migranti che non volevano cooperare, avrebbero compiuto degli abusi e intimidazioni col risultato di rimpatriare persone che avrebbero potuto fare richiesta di asilo.

Una donna di 25 anni proveniente dall’Eritrea ha riferito che un agente di polizia l’ha ripetutamente schiaffeggiata sul volto fino a quando non ha accettato di farsi prendere le impronte digitali.

“Mi hanno dato scosse con il manganello elettrico diverse volte sulla gamba sinistra, poi sulla gamba destra, sul torace e sulla pancia. Ero troppo debole, non riuscivo a fare resistenza e a un certo punto mi hanno preso entrambe le mani e le hanno messe nella macchina per le impronte”, ha raccontato un ragazzo di 16 anni originario del Darfur.

Nel mirino di Amnesty, infine, le espulsioni: “Sotto le pressioni dell’Ue, l’Italia sta cercando di aumentare il numero dei migranti rinviati nei paesi di origine, anche negoziando accordi di riammissione con paesi le cui autorità hanno commesso terribili atrocità” come, ad esempio il Sudan.