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In Israele si è svolta la quarta edizione di Miss Olocausto

Fin dai suoi esordi nel 2012, l'evento organizzato da un ente benefico israeliano ha attirato polemiche. Esso è riservato alle donne sopravvissute alle persecuzioni

Immagine di copertina

Il concorso di bellezza riservato alle superstiti dell’Olocausto è diventato oramai un appuntamento fisso in Israele. Giunto alla sua quarta edizione, l’evento è stato organizzato nella città di Haifa. Quest’anno a vincere la corona è stata l’israeliana di origine russa Anna Grinis. 

La nuova reginetta di bellezza ha 75 anni ed è stata incoronata domenica 30 ottobre alla presenza di molte personalità politiche, sbaragliando le altre 13 finaliste.

Anche quest’anno il numero delle partecipanti è stato significativo con almeno 300 iscritte. La neo-eletta “Miss Sopravvissuta all’Olocausto” ha commentato così la sua elezione: “Non ho parole per descrivere quanto sono felice ed eccitata di ricevere questo riconoscimento”. 

Quando iniziarono le persecuzioni dei nazisti contro gli ebrei, Anna aveva appena due giorni di vita. La madre decise di fuggire via insieme alla sua bambina appena nata, sfuggendo così all’Olocausto. 

L’annuale concorso è organizzato da Yad Ezer La Haver, un’organizzazione fondata nel 2001 e impegnata nel fornire aiuto e supporto ai sopravvissuti all’Olocausto che vivono in condizioni precarie in Israele. 

Secondo il fondatore dell’associazione e organizzatore del concorso, Shimon Sabagh, l’evento non convenzionale è stato creato per le donne che sono sopravvissute agli orrori della seconda guerra mondiale, spesso costrette a condurre una vita d’oblio. 

L’appuntamento di domenica scorsa era così articolato: prima della sfilata delle partecipanti è stata servita una cena sontuosa in una sala ricevimenti ad Haifa. All’evento hanno preso parte circa un migliaio di persone, tra cui personalità di spicco della politica israeliana: alcuni membri della Knesset, il sindaco di Haifa, Yona Yahav e la moglie del presidente del consiglio, Sara Netanyahu. 

La first lady non si è lasciata sfuggire la possibilità di posare sorridente con la reginetta di bellezza appena eletta e si è rivolta a tutte le partecipanti con queste parole. “Tutte voi avete sopportato il periodo più buio della storia, e nonostante tutto, avete scelto di vivere. Avete scelto di creare una famiglia, di trovare un lavoro, di crearvi la vostra vita e di continuare a viverla”. 

Per l’occasione, a margine del concorso, è stata ospitata la prima esibizione di un coro di donne composto anch’esso da sopravvissute alle persecuzioni naziste. L’età media delle coriste oscilla intorno ai 90 anni. Le donne si sono esibite intonando i canti che spesso venivano scanditi nei ghetti d’Europa.

“Si è trattato di un momento commovente per tutti”, ha commentato il direttore dell’associazione Yad Ezer La Haver.

Attualmente sono circa 200mila i sopravvissuti all’Olocausto che vivono ancora in Israele. 

L’altra faccia della medaglia

Fin dal suo esordio nel 2012, il concorso di bellezza riservato alle sopravvissute all’Olocausto ha trovato critici e sostenitori. Da un lato, c’è chi lo considera un appuntamento imperdibile con finalità sociali poiché punta i riflettori su un patrimonio importante della storia israeliana, e dall’altra, c’è chi invece lo critica e lo considera un evento di facciata per celare la realtà.

In un duro editoriale pubblicato sul quotidiano Haaretz, la giornalista Amira Hass ha tracciato un quadro ben diverso sulla questione e sulle condizioni di vita dei sopravvissuti alle persecuzioni naziste che ancora vivono in Israele. 

A prima vista colpisce il numero delle partecipanti accorse da tutto il paese per sfilare in passerella e il fatto che il suo ideatore, Shimon Sabagh, sia anche il fondatore di un ente di beneficenza che aiuta i sopravvissuti all’Olocausto in difficoltà e che ha perfino eretto case famiglie per loro – con l’ausilio dell’International Christian Embassy Jerusalem. A ciò si somma la presenza della moglie del presidente Netanyahu che ha presieduto il concorso, conferendo a quest’ultimo un’importanza ancora più pregnante. 

Ma la realtà è ben distante. “Se questo concorso ci deve insegnare qualcosa, allora occorre sapere che il governo israeliano ama l’Olocausto come strumento da impiegare in ambienti diplomatici, ma non ama realmente i sopravvissuti che sono al contrario un onere per il bilancio dello stato”, si legge nel lungo editoriale. 

“Se i sopravvissuti, che oramai si riducono a uno sparuto gruppo di persone, hanno bisogno di elemosine da Israele e dall’estero per condurre la propria vecchiaia in maniera semi-dignitosa, significa che qualcosa è marcio fin nel midollo”. 

Il Forum per le case popolari ha reso noto che almeno 3.600 sopravvissuti (molti dei quali hanno superato gli 85 anni d’età) vivono in condizioni vergognose, perché l’assistenza a domicilio è insufficiente e non vi sono alloggi pubblici per loro”. 

Recentemente la Knesset ha approvato un emendamento alla legge sui benefici riconosciuti ai sopravvissuti dell’Olocausto, che abolisce i tagli ingiustificati alla loro pensione di indennità. I soldi (un quantitativo molto modesto) che ricevono dalla Germania in quanto sopravvissuti – che variano dai 300 ai 350 euro – non sarà più detratto.

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La legge è stata approvata all’unanimità. Ma non è sufficiente. “I sopravvissuti non hanno bisogno di carità o di benevolenza, ma necessitano di una legislazione che garantisca loro il benessere sociale lontana dalla demagogia”.