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Chi sono e perché protestano i nativi americani in North Dakota

Da mesi decine di tribù di nativi americani provenienti da tutto il paese stanno protestando contro la realizzazione di un oleodotto

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In sella ai loro cavalli o a piedi, molti manifestanti hanno deciso di proseguire nella protesta contro la costruzione di un oleodotto nei territori del North Dakota per loro sacri.

Le tensioni tra manifestanti e forze dell’ordine sono cresciute nel corso dei mesi, da quando le proteste hanno preso piede ad aprile scorso.

La scorsa settimana, la polizia locale ha cercato di disperdere i manifestanti assiepati intorno a un’area privata dove avevano installato uno dei loro campi. 

Negli ultimi sette mesi, decine di tribù di nativi americani hanno dato vita a proteste nella cittadina di Cannon Bell – situata nell’area centro meridionale del North Dakota, vicino al confine con il South Dakota – per protestare contro la realizzazione dell’oleodotto Dakota Access. 

Ad accendere la fiamma, la tribù dei Sioux che vivono all’interno della riserva di Standing Rock, nel North Dakota. Da allora la protesta è cresciuta fino a coinvolgere centinaia di persone, la maggior parte delle quali provenienti dalle tribù di nativi americani in tutto il paese. 

Le proteste si sono acuite in seguito all’applicazione della legge sull’ordine pubblico al fine di disperdere i manifestanti, che avevano occupato un’area non lontano dalla riserva di proprietà della società finanziatrice del progetto. 

La polizia, in quel frangente, ha provveduto ad arrestare 142 persone responsabili secondo le autorità locali di aver dato vita a una vera rivolta. Dal canto loro, i manifestanti hanno criticato le forze dell’ordine per l’impiego della forza nel respingere le proteste. 

Da quando le proteste hanno avuto inizio, le autorità hanno arrestato oltre 400 persone. Nonostante ciò, la mobilitazione di decine di tribù di nativi americani ha richiamato l’attenzione e la partecipazione di migliaia di sostenitori. 

In che cosa consiste il progetto di costruzione dell’oleodotto

Sul sito della società coinvolta nella realizzazione del progetto si legge che la costruzione dell’oleodotto richiederà un investimento pari a 3,3 miliardi di euro. Esso contribuirà a produrre 470mila barili al giorno di petrolio pompato dai giacimenti petroliferi dislocati nelle aree occidentali del North Dakota.

Con i suoi 1.800 chilometri di lunghezza, l’oleodotto attraverserà gli stati del North e del South Dakota, fino all’Illinois. Qui sarà collegato ad altre condotte. 

L’azienda texana Energy Transfer Partners a capo del progetto stima che l’oleodotto oltre al petrolio pomperà milioni di dollari nelle economie locali e contribuirà a creare dagli 8mila ai 12mila nuovi posti di lavoro. 

Ma i residenti nelle aree interessate hanno interpretato la realizzazione di questo oleodotto come una grave minaccia ambientale e culturale, ritenendo che il percorso dell’oleodotto attraverserà le terre ancestrali – che non appartengono alla riserva – dove i loro antenati cacciavano, pescavano o dove sono stati sepolti. 

La loro preoccupazione è legata anche a eventuali danni ambientali che le tubature dell’oleodotto possono causare, se una di queste dovesse rompersi nel punto in cui attraversa il fiume Missouri. 

A partire dall’inizio di novembre, il governo federale ha bloccato la realizzazione in quel punto preciso, dopo i rilievi effettuati dal corpo degli ingegneri dell’esercito impegnato nello studio di una revisione del progetto. Non è chiaro, tuttavia, se questi ultimi consentiranno o bloccheranno la costruzione dell’opera. 

(Sotto, la mappa del percorso di snodo dell’oleodotto che dal North Dakota arriverà fino all’Illinois. Credit: Energy Transfer Partners)

– Chi vuole la costruzione di questo oleodotto?

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Mentre le tribù dei nativi americani hanno manifestato il loro dissenso per la costruzione dell’oleodotto, a sostegno del progetto si schierano le agenzie statali e federali che si sono mostrate concordi nella sua realizzazione, così come molti agricoltori e allevatori che hanno accolto le migliaia di dollari sborsati dalla società per convincerli a lasciare le proprie terre. 

In Iowa, uno dei quattro stati che l’oleodotto potrebbe attraversare, alcuni agricoltori si sono ribellati rivolgendosi a un tribunale per denunciare il fatto, dichiarandosi contrari di concedere alla società di procedere con l’esproprio delle terre convincendo i loro proprietari ad accettare migliaia di dollari di risarcimento. 

Si tratta però della minoranza. La maggior parte dei proprietari terrieri ha firmato l’accordo permettendo così la realizzazione di 500 chilometri di oleodotto nello stato dell’Iowa. 

– Quanti oleodotti e gasdotti attraversano gli Stati Uniti?

Gli Stati Uniti hanno una rete di 2,5 milioni di miglia di condutture che trasportano prodotti come petrolio e gas naturale. La maggior parte delle tubature è stata realizzata sottoterra, ma alcune attraversano il territorio in superficie. 

Se la realizzazione di una conduttura per il passaggio del gas naturale di recente realizzazione non ha generato polemiche e proteste nazionali, al contrario, la costruzione di oleodotti come la Keystone XL, il Dakota Access o il Sandpiper nel nord del Minnesota, hanno generato un’enorme ondata di proteste dei gruppi ambientalisti e dei residenti che vivono nelle aree interessate. 

– Quanto sono sicuri gli oleodotti?

Le società energetiche ovviamente ritengono più sicure le tubature sotterranee come gasdotti e oleodotti per spostare petrolio e gas naturale, rispetto ai vagoni ferroviari o ai mezzi di trasporto su gomma come camion e tir, che possono essere soggetti a incidenti. 

Tuttavia, anche le fuoriuscite di gas dai gasdotti o di petrolio dagli oleodotti si verificano abbastanza regolarmente. A volte le perdite sono ridotte, in altri casi generano delle vere e proprie catastrofi ambientali. 

Nel 2012, l’esame sulla sicurezza dei gasdotti condotta da un’organizzazione no-profit, ProPublica, ha reso noto che oltre la metà dei gasdotti del paese avevano cinquant’anni di vita e che necessitavano di una supervisione federale e ingenti lavori di manutenzione.

Nel 2013, un oleodotto costruito sempre in North Dakota si era rotto e aveva provocato danni ambientali non indifferenti. Migliaia di litri di petrolio si erano riversati nel fiume Kalamazoo, nel Michigan. La pulizia era durata anni ed era costata un miliardo di dollari.