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Il Porn film festival di Berlino

L'evento è stato il primo del suo genere in Europa nel 2006, ma l'impressione è che chi partecipa lo faccia con obiettivi diversi dal consumo di pornografia

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A Berlino si è appena conclusa l’undicesima edizione del Porn film festival, un festival cinematografico che, come suggerisce il titolo, accetta in gara solo film erotici. Alla prima edizione, nel 2006, il festival era il primo in Europa nel suo genere. L’intento del suo creatore, in regista Jürgen Brüning, era quello di interpretare il genere in modo artistico, sociale e filosofico.

Dal 2006 a quest’anno la manifestazione è cresciuta fino a comprendere 120 film, di cui 50 documentari, provenienti da 23 paesi (anche l’Italia). Ogni giorno sono stati mostrati 21 film e le prevendite di biglietti hanno toccato quota tremila.

Che Berlino sia la città degli eccessi non è una novità. L’intento del Porn film festival, tuttavia, non è esattamente o solamente di celebrare l’eccesso, quanto più di far riflettere sulle modalità con le quali approcciarsi a un tipo di produzione come la pornografia.

“Siamo contenti di presentare film, performances, lezioni e dibattiti”, dicono i curatori, “che tocchino temi come le nuove tecnologie di realtà virtuale o le politiche razziali nel porno, in modo da mettere in discussione non solo l’industria che ci gravita intorno ma anche noi stessi”.

A proposito di intento sociale del festival, uno dei temi dell’edizione 2016 è l’Hiv. L’attenzione di molti film in concorso è sul sesso sicuro, e fuori dalle sale ci sono banchetti di volontari che distribuiscono materiale informativo e rispondono a domande. Alla proiezione di apertura, con il film The Bedroom dell’australiana Anna Brownfield, la folla è talmente numerosa che molti finisco per guardare il film in piedi. Il pubblico è dei più variegati: sono presenti tutte le combinazioni possibili di coppie, ma anche tanti single di una fascia d’età molto ampia, con stili differenti tra loro.

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The Bedroom è composto da sei episodi, girati nella stessa camera da letto attraverso sei decenni, dagli anni 60 ai 2010. Ripercorre i cambiamenti nell’erotismo e nello stile, con particolare attenzione ad aspetti come la sessualità femminile, l’epidemia di Hiv degli anni Ottanta, la realtà dell’omosessualità.

Mi rivolgo a una coppia seduta vicino a me, che si rivela essere il regista di un film in concorso e la protagonista femminile, venuti a Berlino da New York per presentare il proprio film. Mi dicono che negli Stati Uniti normalmente non si aspettano neanche la metà del pubblico presente in sala a Berlino in quel momento, e che fanno affidamento sui festival europei per farsi promozione.

La prossima tappa per loro è il festival italiano Fish&Chips, che si terrà a Torino nella sua seconda edizione dal 19 al 22 gennaio 2017. In concorso c’è anche un documentario italiano, Porno e Libertà, del regista e sceneggiatore Carmine Amoroso. Rifiutato ai festival cinematografici italiani, il documentario ripercorre la storia della pornografia in Italia, il suo ruolo sovversivo e il rapporto con la politica e con la religione.

Il dibattito che segue alla proiezione, come tutti quelli del festival, è animato e guarda a temi di interesse collettivo, come la censura e la statura culturale della pornografia nella contemporaneità. L’idea che inevitabilmente ci si fa è che chi partecipa a un festival del genere lo faccia con obiettivi diversi da quello del consumo di pornografia.

L’ambiente aperto, festoso e creativo del festival favorisce non solo il divertimento ma anche lo scambio di idee. I film vincitori di questa edizione sono: per la sezione corti Etage X, di Francy Fabritz, in concorso anche al festival di Locarno 2017. Per la sezione feature film Enactone, della musicista e filmmaker americana Sky Deep, mentre per i documentari Etre-Cheval di Jerome Clément-Wilz.

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