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Un poliziotto è rimasto ucciso durante le proteste contro Maduro in Venezuela

Gli oppositori del presidente venezuelano sono scesi in piazza ancora una volta e si sono scontrati con le forze dell'ordine: una vittima, decine di feriti e di arresti

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Centinaia di migliaia di manifestanti sono scesi ancora una volta in piazza in tutto il Venezuela per protestare contro il presidente Nicolas Maduro mercoledì 26 ottobre 2016. Durante la notte, un poliziotto è rimasto ucciso colpito da un proiettile. Decine di persone sono rimaste ferite. Molti anche gli arresti.

Il governo ha accusato gli attivisti dell’opposizione di aver ingaggiato scontri con le forze di sicurezza sull’autostrada fuori Caracas, la capitale del paese.

La polizia, che ha confermato la morte di uno dei suoi agenti, non ha chiarito chi sia stato a sparare. L’incidente è avvenuto nello stato centrale di Miranda, il cui governatore è il leader dell’opposizione Henrique Capriles.

Le proteste sono state innescate dalla decisione della settimana scorsa della Commissione elettorale di negare il referendum proposto dall’opposizione per rimuovere Maduro, considerato il principale responsabile della grave crisi economica nel paese, dalla sua carica.

Martedì 24 ottobre l’assemblea nazionale, controllata dalle forze dell’opposizione, ha avviato il processo di impeachment contro il presidente, una mossa che Maduro ha definito un tentativo di colpo di stato.

Secondo Capriles, il bilancio dei feriti è di oltre 120 persone mentre i manifestanti arrestati dalle forze dell’ordine sono 147. Un gruppo per la difesa dei diritti ha parlato invece di 208 arresti e 119 persone ancora in custodia nella notte tra mercoledì e giovedì.

Gli scontri si sono verificati in molti centri urbani. Gli attivisti sostengono che la polizia ha sparato dei proiettili contro i manifestanti in almeno tre città: Merida, San Cristobal e Maracaibo, il secondo centro del paese.

L’opposizione ha indetto uno sciopero nazionale per venerdì 28 ottobre e ha invitato i suoi sostenitori a manifestare davanti al palazzo presidenziale Miraflores il 3 novembre prossimo, a meno che la Commissione elettorale non faccia marcia indietro e acconsenta al referendum.

Maduro intanto ha giurato che non sarà rimosso da un plebiscito e sostiene che la disperata situazione economica del Venezuela, paese produttore di petrolio, è dovuta al basso costo del greggio e a una “guerra economica” degli Stati Uniti contro la sua amministrazione.

Le prospettive di colloqui tra il governo e l’opposizione, incoraggiati dal Vaticano, appaiono tetre.

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