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L’uomo che a causa di un equivoco è stato accusato per 30 anni di aver dato inizio all’Aids

Dagli anni Ottanta in poi, Gaëtan Dugas è stato considerato il "paziente zero" dell'epidemia di Aids negli Stati Uniti, ma ora una nuova ricerca lo ha scagionato

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Fino alla metà degli anni Ottanta, il nome di Gaëtan Dugas, uno
steward franco-canadese nato nel 1953 e morto a 31 anni di insufficienza renale
nel 1984, non era noto se non alle persone che lo avevano conosciuto personalmente.

Dal 1987, però, quando uscì il libro del giornalista Randy
Shilts intitolato And the Band Played On.
Politics, People, and the AIDS Epidemic
, il suo nome divenne per sempre
associato a una malattia allora sempre più conosciuta che negli anni sarebbe
diventata una delle più temute al mondo: l’Aids.

Nel libro, che si occupava proprio di esaminare l’allora
recente diffusione della sindrome da immunodeficienza acquisita, l’autore aveva
per la prima volta citato Dugas, morto giovane proprio a causa della malattia, come
il “paziente zero” dell’epidemia negli Stati Uniti, di fatto
accusandolo di essere stato all’origine del male che in quegli anni stava
uccidendo moltissime persone soprattutto tra gli omosessuali.

Oggi 26 ottobre, però, gli scienziati della University of
Arizona e dell’Università di Cambridge hanno pubblicato una ricerca su Nature che, ricorrendo alle più moderne
tecnologie a disposizione, dimostra che l’HIV era presente negli Stati Uniti
già nel 1970 o nel 1971.

In particolare sono state trovate tracce del virus a New
York dieci anni prima che a Los Angeles incominciassero a verificarsi i primi
casi documentati, attribuiti finora a una serie di rapporti omosessuali di
Dugas.

Il fatto che per molti anni si sia “incolpato” Dugas per il
fatto di aver dato il via a questo contagio è ancora più tragico se si pensa
che, secondo quanto scrivono i ricercatori nel documento appena pubblicato,
tutto è stato dovuto a un equivoco tipografico.

Dugas era infatti uno steward omosessuale che nel corso dei
suoi viaggi aveva avuto modo di intrattenere centinaia di relazioni sessuali, e
quando nel 1981 la comunità scientifica si interrogava su una nuova infezione
polmonare letale che sembrava legata ai rapporti sessuali, aveva fornito ai
ricercatori i nomi di 72 dei circa 750 partner con cui aveva avuto rapporti
sessuali nei precedenti tre anni.

Nell’ambito delle indagini scientifiche, Dugas era stato
contrassegnato con un numero, 057, e con una lettera, O, che stava per “Outside of California”, visto che Dugas
era di Quebec City in Canada.

Quella lettera fu però male interpretata da qualcuno come un
numero, e il libro di Shilts diede notorietà all’errore, rendendo l’ormai
defunto Dugas una sorta di untore, protagonista di leggende metropolitane
secondo cui avrebbe volontariamente infettato i suoi partner sessuali con
quello che all’epoca veniva chiamato il “cancro dei gay”.

“Il fatto che Dugas avesse fornito il maggior numero di
nomi, e che avesse un nome più facile da ricordare, ha probabilmente
contribuito al fatto che sia stato percepito come centrale in questa rete
sessuale”, dice oggi uno degli autori della nuova ricerca.

Descritto da Shilts come promiscuo e irresponsabile,
Dugas è diventato uno degli uomini più demonizzati della storia della medicina
contemporanea.

Il monitoraggio delle mutazioni del virus ha invece permesso
agli scienziati di rintracciare la sua presenza già agli inizi del Novecento in
Camerun, come mutazione del virus dell’immunodeficienza delle scimmie (SIV) che si verifica in circa 40 specie diverse, tra cui gli scimpanzé.

Gli scienziati sono così riusciti a ricostruire il percorso
attraverso il quale l’HIV è arrivato negli Stati Uniti, scagionando una volta
per tutte Dugas: il ceppo del morbo che contagiò lo steward era già arrivato
sulla costa orientale degli Stati Uniti da Haiti nel 1970 o nel 1971, e si era poi
diffuso a San Francisco nel 1975, fino a quando i primi cinque casi di Aids erano stati diagnosticati in California nel 1981.

Da allora, la malattia si è diffusa a tal punto che oggi
negli Stati Uniti si stima che circa 1,2 milioni di persone convivano con l’HIV,
e a livello globale il numero è vicino ai 37 milioni.

“Probabilmente quello che è successo è che quest’uomo
sia risultato insolitamente utile agli investigatori fornendo moltissimi nomi
di uomini con cui aveva avuto rapporti sessuali”, ha detto uno dei medici
che hanno condotto la ricerca, “Ma era solo una delle tante persone sessualmente
molto attive in mezzo a quelle che svilupparono per prime i sintomi dell’Aids, non
necessariamente il primo in assoluto”.