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La resilienza urbana degli Architetti Migranti alla Biennale di Venezia

Il collettivo Architetti Migranti presenterà il lavoro compiuto sulle strategie di rigenerazione urbana per al-Nada nella Striscia di Gaza e Tigre in Argentina

Immagine di copertina

Alla 15esima Mostra Internazionale di Architettura della
Biennale di Venezia Reporting from the
front
, diretta dal premio Pritzker 2016 Alejandro Aravena, si affiancherà,
tra gli eventi collaterali, il progetto Gangcity:
una serie di workshop, talk e mostre fotografiche di respiro internazionale che
intendono analizzare e raccontare tutti gli aspetti del legame, tanto stretto e
capillare quanto poco conosciuto dall’opinione pubblica, tra criminalità
organizzata e tessuto urbano.

Gangcity documenta
il fenomeno di parti di città sottratte a ogni forma di controllo della
legalità, al fine di attivare processi di riappropriazione e di cura degli
spazi privati e pubblici. Il registro narrativo che emerge dall’analisi scientifica delle gang si integra con il
racconto corale di architetti, urbanisti, artisti e sociologi, attori
anch’essi, insieme ai cittadini, dei nuovi cicli di vita di quei tessuti urbani
liberati dalla violenza delle gang attraverso le pratiche dell’inclusione
sociale.

All’interno della rassegna Gangcity si inserisce il Workshop Internazionale SMART CITY. URBAN
RESILIENCE,
 che propone una riflessione sui paradigmi e le tecnologie delle
Smart Cities da applicare utilmente ai processi di rigenerazione urbana.

Nella giornata di giovedì 3 novembre alle 14:30, presso lo
Spazio Thetis Arsenale Nord di Venezia, il gruppo Architetti Migranti
presenterà il lavoro compiuto sul tema delle strategie comunitarie di
rigenerazione e di resilienza urbana per al-Nada nella Striscia di Gaza e Tigre
in Argentina.

Il collettivo di giovani architetti e ingegneri, nato
all’interno del Corso di Alta Formazione permanente in Habitat &
Cooperazione del Politecnico di Torino, ha indagato, a livello
teorico-accademico e con un’esperienza diretta sul campo in Argentina, come sia
possibile praticare una rigenerazione urbana in contesti anche molto
differenti, dalle villas delle
periferie di Buenos Aires alle aree post-conflitto nella striscia di Gaza,
declinando il concetto di resilienza ai processi di partecipazione sociale e
riuso di pratiche e materiali locali.

In occasione della partecipazione alla Biennale di
Architettura, verranno presentati la metodologia e gli esiti che questo tipo di indagine hanno prodotto
dall’interazione con diversi attori.

Uno degli esiti del corso è stata la nascita di un
collettivo di ricerca che ha, tra i diversi scopi, quello fondante di studiare
e strutturare buone pratiche di progettazione partecipata, di mediazione del
conflitto e di applicazione tecnologica adeguata. L’aspirazione principale è
quella di valorizzare le risorse presenti nel territorio per promuovere il
miglioramento delle condizioni di vita, anche e soprattutto, attraverso il coinvolgimento pro-attivo delle comunità locali.

I tre
principi operativi sono: interazione, inclusione, partecipazione. Il ruolo in
quanto professionisti è quello di facilitare i processi cosiddetti bottom-up, attraverso workshop ed eventi
informali; identificare bisogni e necessità e sostenere le comunità locali nel
creare reti forti ed indipendenti.