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L’Italia si schiera contro la risoluzione Unesco su Gerusalemme

Alla votazione l'Italia si è astenuta, ma il premier Matteo Renzi ha poi definito "allucinante" il provvedimento considerando una possibile rottura sul tema con l'Ue

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Lo scorso 18 ottobre il consiglio esecutivo dell’Unesco ha approvato a maggioranza il rinnovo di una risoluzione che mira “alla salvaguardia del patrimonio culturale della Palestina e il carattere distintivo di Gerusalemme Est”.

Questa vicenda ha provocato l’interruzione dei rapporti di cooperazione tra Israele e l’Unesco. Anche il governo italiano è intervenuto sulla questione.

Il testo della risoluzione approvata dall’agenzia delle Nazioni Unite per la cultura si pone in modo molto critico verso la gestione dei luoghi sacri da parte di Israele, ritenuta troppo restrittiva nei confronti dei fedeli musulmani.

Ma la ragione principale dell’attacco da parte della comunità ebraica è da attribuire soprattutto alla terminologia utilizzata nella risoluzione. Il testo fa infatti riferimento ai luoghi sacri sulla collina della città vecchia di Gerusalemme senza alcun cenno ai loro legami con la religione ebraica, utilizzando esclusivamente i loro nomi islamici.

Ad esempio, il “Muro del Pianto” o “Muro Occidentale”, venerato dagli ebrei, è stato descritto con il nome arabo del piazzale circostante, “Al-Buraq”, e solo successivamente con l’appellativo “Western Wall”. Anche il riferimento al “Monte del Tempio” ebraico, è effettuato solo con il termine arabo “Haram Al Sharif”, luogo dove oggi sorgono due importanti moschee.

“Dichiarare che Israele non ha alcun legame con il Monte del Tempio e il Muro Occidentale è come dire che la Cina non ha alcun legame con la Grande Muraglia cinese o che l’Egitto non ne ha con la Piramidi”, ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Il portavoce del presidente palestinese Mahmoud Abbas, Nabil Abu Rdainah, ha detto invece: “Questo è un messaggio importante affinché Israele ponga fine alla sua occupazione e riconosca lo stato palestinese e Gerusalemme come sua capitale con i suoi siti sacri musulmani e cristiani”.

A seguito della votazione, Israele ha deciso di sospendere definitivamente le proprie relazioni con l’Unesco, le quali erano già divenute difficili dopo l’ingresso della Palestina nell’organizzazione nel 2011.

La risoluzione è stata approvata con 24 voti favorevoli, 6 contrari e 26 astenuti. In questo ultimo gruppo rientra anche l’Italia, la cui astensione non è stata gradita da Israele.

Ma venerdì 21 ottobre il presidente del consiglio Matteo Renzi è intervenuto sull’argomento, definendo “allucinante” la decisione sull’Unesco e prendendo apertamente posizione sulla questione.

“Trovo la decisione dell’Unesco incomprensibile e sbagliata”, ha dichiarato il premier. “Non si può continuare con queste mozioni, una volta all’Onu una volta all’Unesco, finalizzate ad attaccare Israele. Credo sia davvero allucinante e ho chiesto di smetterla con queste posizioni, e se c’è da rompere su questo l’unità europea che si rompa”.

Il presidente del Consiglio ha sostenuto che l’Italia ha commesso un errore, dovuto al fatto che “la Farnesina ed il governo sono andati in automatico” ribadendo una posizione presa da tanti anni, senza nuove valutazioni. Ma per il premier questo “non vuol dire che non sia arrivato il momento di cambiarla”.

“Ci congratuliamo con il governo italiano e con il primo ministro italiano per questa utile dichiarazione”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri israeliano Emmanuel Nachshon. “Speriamo che l’Italia apra la strada ad altri paesi europei e paesi di tutto il mondo”, ha aggiunto.

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