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Dentro i centri di riabilitazione per tossicodipendenti delle Filippine

Il fotografo Erik De Castro è entrato in alcuni centri per documentare la condizioni dei pazienti in un paese in cui Rodrigo Duterte ha dichiarato guerra alla droga

Immagine di copertina

Nel sudest asiatico è sempre più forte l’allarme per la
diffusione di droghe a basso costo, ma non per questo meno pericolose, come le
metanfetamine, che stanno diventando un problema anche per i costi che i
sistemi sanitari nazionali di quei paesi devono sostenere.

Proprio per questo motivo, diverse nazioni stanno adottando
politiche più dure per combattere l’uso di droghe in crescente aumento, e com’è
ormai noto, il paese che ha scelto la linea più severa sono le Filippine,
governate dal 30 giugno dal presidente Rodrigo “The Punisher” Duterte.

Secondo quanto riporta l’agenzia Reuters, da quando ha
prestato giuramento, Duterte ha fatto uccidere oltre duemila persone collegate
al mondo della droga, spacciatori o tossicodipendenti, considerati uno dei mali
peggiori della società.

Proprio per evitare di essere uccisi, circa 700mila
tossicodipendenti e spacciatori si sono registrati volontariamente o meno presso
centri volti al loro recupero, che però al momento sono assolutamente
impreparati per ricevere un tale numero di nuovi ingressi, in attesa che i
nuovi centri di riabilitazione promessi dal governo vengano costruiti.

Il fotografo della Reuters Erik De Castro è stato dentro
alcuni di questi centri già attivi e ha
documentato la condizioni di vita dei pazienti, che spesso somigliano molto da
vicino a quelle dei detenuti di un carcere di massima sicurezza.