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Putin prolunga la tregua ad Aleppo, ma invia la flotta al largo della Siria

Il presidente russo ha accettato la proposta di prolungare il cessate il fuoco per la giornata di oggi. Tuttavia ha inviato numerose navi al largo del paese in guerra

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Il presidente russo Vladimir Putin ha acconsentito a prolungare la tregua umanitaria nella città di Aleppo, al centro di una lunga e sanguinosa battaglia tra governo e ribelli nell’ambito della guerra civile siriana. Putin ha riferito le sue intenzioni alla stampa in seguito all’incontro svoltosi il 19 ottobre a Berlino con la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese Francois Holland e quello ucraino Petro Poroshenko.

Angela Merkel ha fatto pressioni per la sospensione dei combattimenti in modo da poter venire incontro alla richiesta di Siria e Russia di poter dividere i civile dai ribelli per evitare vittime tra i primi durante i bombardamenti. Una possibilità che, secondo la cancelliera tedesca, non può essere messa in atto senza un’adeguata tregua.

Hollande ha invece detto che quello che sta avvenendo ad Aleppo è a tutti gli effetti un crimine di guerra. L’obiettivo dei governi occidentali è convincere Putin a fare pressioni sul presidente della Siria, Bashar al-Assad, per alleggerire i bombardamenti sui ribelli siriani moderati che controllano parte della città di Aleppo, tra cui il Free Syrian Army.

La Russia, in ogni caso, ha acconsentito a una tregua umanitaria nell’area della città siriana. Il generale russo Sergei Rudskoi ha reso noto che il cessate il fuoco, in programma per giovedì 20 ottobre, sarà prolungato di tre ore rispetto a quanto stabilito in precedenza. In questo modo le Nazioni Unite e la Mezzaluna Rossa avranno più tempo per mettere i feriti al riparo da eventuali raid aerei, utilizzando i corridoi umanitari.

L’Osservatorio siriano per i diritti umani, un’organizzazione non governativa con base nel Regno Unito, ha dichiarato che sono molto pochi i feriti in condizione di usufruire dei corridoi umanitari. Il ministero degli Esteri siriano, invece, ha dichiarato di aver ritirato le proprie truppe dai corridoi.

Al momento sono 275mila le persone che vivono nella parte est di Aleppo, con pochissime possibilità di accedere a cure mediche e di ottenere cibo, sotto la continua minaccia dei raid aerei che assediano la città.

I ribelli siriani hanno comunque dichiarato che non lasceranno la parte est della città, dal momento che una tregua di otto ore non consente, a loro parere, la messa in sicurezza di tutti i feriti.

Nonostante la Russia e la Siria abbiano interrotto mercoledì 19 ottobre i bombardamenti su Aleppo, l’agenzia Reuters ha diffuso la notizia, citando una fonte diplomatica anonima, che Mosca avrebbe dato inizio al più grande dispiegamento di forze navali – tra cui la Admiral Kuznetsov, l’unica portaerei russa in attività – dalla fine della Guerra fredda, inviando una vasta flotta proprio al largo della Siria.

Secondo la stessa fonte, la Russia darà così inizio a un’escalation di attacchi su Aleppo nelle prossime due settimane, cercando di favorire un’avanzata decisiva delle forze fedeli a Bashar al-Assad sulla città.

Aleppo è attualmente la più grande città siriana dove sono ancora presenti gruppi militari legati ai ribelli. Una loro cacciata rafforzerebbe dunque la posizione del presidente Assad e delle forze governative. Inoltre, secondo la fonte citata da Reuters, “favorirebbe le possibilità di un exit strategy di Mosca dalla Siria”.