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La sergente transgender

Una poliziotta di Washington racconta cosa vuol dire essere transgender negli Usa, dove nel 2016 sono state uccise almeno 22 persone appartenenti a questa comunità

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La sergente Jessica Hawkins fino a due anni fa era un uomo. Nonostante abbia alle spalle oltre vent’anni di carriera nella polizia, prima di cambiare sesso non aveva mai capito fino in fondo l’apprensione in cui è costretta a vivere la comunità transgender negli Stati Uniti.

Un anno dopo aver fatto questo passo, Jessica è stata nominata responsabile dell’unità di collegamento per la comunità Lgbt presso il Dipartimento di polizia municipale di Washington, e ricopre quindi il ruolo di intermediario e rappresentante degli interessi di tale minoranza.

Un incarico molto delicato in questo momento, considerato che le donne transgender, soprattutto afroamericane e ispaniche, vengono aggredite e uccise a un ritmo allarmante negli Stati Uniti.

Nel 2016 sono state uccise almeno 22 persone transgender, di cui 18 nere o ispaniche, secondo i dati dell’organizzazione in difesa dei diritti Lgbt National Coalition of Anti-Violence Programs (Ncavp)Nel 2015 è stato registrato complessivamente lo stesso numero di vittime, ma le persone di colore o latine erano 13.

“Il cambio di sesso mi ha fatto sperimentare il timore che provano altre persone che non avevo in quanto maschio bianco”, ha spiegato Hawkins, che dice di aver notato delle differenze nel modo in cui viene trattata quando è fuori servizio e si trova lontana da Washington, città relativamente tollerante: “Non mi sento sicura come una volta. Prima non era mai stato un problema”.

La comunità transgender americana ha un nome per descrivere questa sensazione, provocata da occhiatacce e insulti da parte di sconosciuti e una sorta di presunzione di colpevolezza da parte della polizia, la chiamano “walking while trans”, camminare da trans.

Secondo Bamby Salcedo, presidente della TransLatin@ Coalition, un’organizzazione a sostegno degli immigrati transgender, la comunità vive in un vero e proprio stato di emergenza per via dei continui attacchi e omicidi.

L’ultimo caso è stato quello di Brandi Bledsoe, 32 anni, nera e transgender, trovata morta l’8 ottobre a Cleveland in una strada privata dietro una casa, con una busta di plastica sulla testa e su entrambe le mani e alcuni colpi di pistola nel torace.

A settembre altre due donne transgender sono state assassinate. La ventottenne T.T. Saffore, uccisa a coltellate a Chicago, e la trentaduenne afroamericana Crystal Edmondsenne, uccisa a Baltimora.

L’organizzazione Ncavp sostiene che meno della metà delle vittime Lgbt segnala alla polizia i casi di crimini d’odio che è costretta a subire. Inoltre, l’80 per cento di chi lo ha fatto ha riferito che la polizia si è dimostrata indifferente o addirittura ostile.

Secondo Hawkins a vivere i pericoli maggiori sono le persone transgender che si trovano nelle città del sud degli Stati Uniti, dove lei ha ha lavorato in precedenza come poliziotta. “Sono spaventata dalle forze dell’ordine in altre parti del paese”, ha detto.

“Vedo un sacco di crimini d’odio e quando vedo le cose brutte che accadono alle persone transgender questo influisce sulla mia vita personale”.