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Sono stato nel Kurdistan iraniano, ecco cosa ho visto durante l’Ashura

Le immagini di un fotografo italiano da Bijar, capitale del Kurdistan iraniano, scattate nel giorno in cui si commemora il martirio dell'imam sciita Hussein

Immagine di copertina

Il fotografo freelance italiano F.M. vive da un anno in Iran e ha girato tutto il paese. Il suo ultimo viaggio è stato a Bijar, una cittadina del Kurdistan iraniano, nel nordovest del paese, dove ha immortalato le celebrazioni dell’Ashura, la più importante festività del calendario musulmano sciita.

La giornata commemora la morte dell’imam Hussein, nipote del profeta Maometto, che venne ucciso nel corso della battaglia di Kerbala, in Iraq, circa 1.300 anni fa, dall’esercito del califfo omayyade.

In ricordo del martirio di Hussein e delle torture inflitte ai membri della sua famiglia dopo la sua morte, i musulmani sciiti si autoflagellano battendosi le mani sul petto o in testa, qualcuno di loro utilizza anche lame o catene.

Nel Kurdistan iraniano, invece, i fedeli si coprono di fango, per due motivi. Il primo è che quella terra rappresenta la sabbia del deserto di Kerbala, il secondo che cospargersi di fango è un atto che richiama la sepoltura.

Nella lingua farsi l’espressione “avere (o mettersi) la terra in capo” significa essere distrutto, annientato dal dolore. Per questo chi vuole esprimere cordoglio e disperazione si ricopre di terra esattamente come succede ai defunti, si “auto-seppellisce”.

Anche durante i funerali della gente comune è possibile vedere persone che si cospargono la testa di terra. Per ricordare la morte di Hussein i fedeli ricoprono di fango tutto il loro.

I curdi in Iran sono tra gli 8 e i 10 milioni, ma le stime variano. I curdi iraniani di confessione sciita sono il 27 per cento, mentre un altro 66 per cento è musulmano sunnita.

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