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Cosa è successo il 18 ottobre nel mondo

Un riassunto semplice e chiaro di quello che è successo oggi nel mondo

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Iraq: Julian King, commissario europeo alla sicurezza, ha dichiarato a un quotidiano tedesco che i paesi dell’Unione si devono preparare all’arrivo dei jihadisti del sedicente Stato islamico estromessi dalla capitale del califfato in Iraq, Mosul. Secondo le stime, restano all’interno della roccaforte dell’Isis circa 5mila miliziani. King ha detto che circa 2.500 dei combattenti dell’Isis sono cittadini europei, e alcuni di loro potrebbero tentare di tornare nei paesi di origine. È improbabile che ci sia un esodo di massa dei jihadisti verso l’Europa, ma “anche un numero ridotto rappresenta una grave minaccia e dobbiamo essere pronti”, ha dichiarato King.

Afghanistan: i rappresentanti dei Taliban e del governo afghano hanno riavviato i colloqui segreti in Qatar. Due round di colloqui si sarebbero tenuti in Qatar, dove il gruppo islamista ha un ufficio diplomatico, nei mesi di settembre e ottobre. Secondo quanto riferito da quotidiano The Guardian, avrebbe partecipato il mullah Abdul Manan Akhund, fratello del mullah Omar, l’ex capo dei talebani morto nel 2013. Anche un alto diplomatico americano sarebbe stato presente alle riunioni.

India: almeno 20 persone sono morte a causa di un incendio in un ospedale nell’India orientale, hanno reso noto fonti della polizia locale. L’incendio è scoppiato nella serata di lunedì 17 ottobre in un reparto di terapia intensiva del Sum Hospital, una struttura privata della città di Bhubaneswar, nello stato di Orissa. La maggior parte delle vittime è morta a causa dei fumi inalati e ci sono almeno un centinaio i feriti, di cui molti in condizioni gravi. Decine di pazienti sono stati trasportati in altre strutture mediche dislocate nella città, hanno precisato fonti mediche locali. 

Yemen: l’iviato speciale delle Nazioni Unite per lo Yemen, Ismail Ould Cheikh Ahmed, ha annunciato un cessate il fuoco di 72 ore nel paese. La tregua inizierà nella notte di mercoledì 19 ottobre. Il diplomatico ha detto di aver ricevuto rassicurazioni da tutte le parti yemenite sul rispetto del cessate il fuoco. Nel paese le forze del presidente yemenita Abd-Rabbu Mansour Hadi combattono contro i ribelli Houthi, che controllano la capitale Sanaa.

Siria: le forze aeree russe e siriane hanno interrotto i bombardamenti su Aleppo con due giorni di anticipo rispetto a quanto annunciato nella giornata di ieri. Questa mattina, Il ministro della Difesa russo Sergei Shoigu ha infatti reso noto che i raid sono stati sospesi dalle 10 (ora locale) per garantire la sicurezza dei sei corridoi aperti per l’evacuazione dei civili, dei malati e dei feriti dai quartieri orientali di Aleppo. Shoigu aveva annunciato solo ieri un cessate il fuoco temporaneo della durata di otto ore che sarebbe dovuto entrare in vigore giovedì 20 ottobre per consentire ai civili e ai ribelli di lasciare la città.

Messico: un giudice federale messicano che in questi anni ha presieduto i ricorsi in appello di importanti boss del narcotraffico è stato ucciso con un colpo di pistola nei pressi della sua abitazione a Metepec, in Messico, lunedì 17 ottobre 2016. Il giudice Vicente Bermudez Zacarias, 37 anni, si è occupato di molte battaglie legali promosse dagli avvocati di Joaquin “El Chapo” Guzman, capo del cartello di Sinaloa, arrestato lo scorso gennaio, e di Miguel Trevino, ex leader del cartello Zetas.

Serbia: la città di Srebrenica, dove nel 1995 più di 8mila uomini e ragazzi bosniaci musulmani vennero uccisi dalle forze nazionaliste serbe nel tentativo di formare uno stato etnicamente omogeneo in Bosnia, ha eletto il suo primo sindaco serbo dai tempi del tragico massacro. Mladen Grujicic è un nazionalista serbo e nega che la strage sia stata un genocidio, nonostante le sentenze dei tribunali internazionali indichino il contrario. Secondo i parenti delle vittime, la sua elezione segna una svolta inquietante nella politica bosniaca.

Regno Unito: i primi 14 minori non accompagnati provenienti dal campo profughi di Calais, in Francia, conosciuto come “la giungla”, sono arrivati nel Regno Unito lunedì 17 ottobre 2016. La settimana scorsa le autorità francesi e britanniche hanno cominciato a registrare i minori non accompagnati in modo da poter trasferire oltremanica quelli che hanno parenti che già vivono nel paese. L’imminente chiusura del campo ha messo in moto la macchina del governo britannico, accusato da diverse parti di aver rimandato il trasferimento dei minori non accompagnati i quali, in base al diritto europeo, hanno il diritto a essere ricongiunti coi propri familiari in qualunque paese dell’Unione.

Iraq: per la prima volta in due anni di guerra all’Isis, gli Stati Uniti hanno reso noto di avere degli uomini sul campo di battaglia, anche se non sono coinvolti direttamente nei combattimenti. Lunedì 18 ottobre 2016, il tenente generale Stephen Towsend, a capo delle operazioni della coalizione anti-Isis in Iraq e Siria, ha reso noto che per la campagna su Mosul sono stati schierati degli uomini appartenenti alle forze speciali che si occupano di dirigere dal terreno i raid aerei per migliorare l’accuratezza degli attacchi.

Italia: un rapporto dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) pubblicato oggi rivela che il 71 per cento dei migranti che seguono la rotta del Mediterraneo dal Nord Africa verso l’Europa sono stati sottoposti a sfruttamento o a pratiche riconducibili al traffico di esseri umani. Il dato è basato sull’analisi di circa 9mila casi, attraverso sondaggi effettuati nelle sedi di sbarco nel sud Italia. Quasi tre quarti degli intervistati hanno risposto positivamente a indicatori che evidenziano che sono stati vittime di tratta o sfruttamento da parte di criminali durante il viaggio. Quasi la metà degli intervistati, pari al 49 per cento, ha dichiarato di essere stato detenuto, spesso a scopo di estorsione. La maggior parte di questi casi si è verificata in Libia.

Australia: un nuovo rapporto di Amnesty International rivela che il governo australiano sottopone i rifugiati e i richiedenti asilo che si trovano nel suo territorio a un complesso e crudele sistema di abusi, assolutamente contrario al diritto internazionale, allo scopo di tenere queste persone lontano dalle coste del paese. Il rapporto, basato su mesi di ricerche e realizzato su un campione di oltre cento persone intervistate sull’isola di Nauru e in Australia, il documento ha definito le procedure adottate dal governo australiano contro i rifugiati come un deliberato e sistematico regime di crudeltà.