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Il viaggio delle pillole illegali per aggirare la legge sull’aborto

L'organizzazione Women on Web consente alle donne che vogliono interrompere la gravidanza e non possono farlo di ordinare pillole abortive online direttamente dall'India

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Ogni anno più di 2mila donne si spostano dall’Irlanda del Nord all’Inghilterra per abortire, ma ci sono alcune che non possono sostenere le spese del viaggio o temono di essere scoperte dai partner o dai parenti.

Per queste donne esiste un’alternativa, costituita dal filo che lega un’organizzazione benefica con sede ad Amsterdam a un imprenditore di Nagpur, in India.

Seguendo questo filo centinaia di donne dell’Irlanda del Nord, che non possono effettuare legalmente l’aborto nel proprio paese, riescono ad ottenere una confezione da nove pillole che consente loro di interrompere una gravidanza non desiderata.

Il primo passo è entrare in contatto con l’organizzazione no profit Women on Webcon sede ad Amsterdam, fondata dal medico e attivista Rebecca Gomperts.

Nel 2001 Gomperts ha attirato l’attenzione dei media internazionali, quando ha organizzato su una nave una clinica per aborti mobile ed è salpata per Dublino. Il suo piano era portare a bordo con sé le donne che volevano abortire e dare loro le pillole in acque internazionali, aggirando così le severe leggi anti-aborto in Irlanda.

Women on Web fornisce supporto alle donne che vogliono abortire, ma a due condizioni. La prima è che vivano in un paese in cui non è possibile interrompere la gravidanza in sicurezza.

La seconda è che abbiano raggiunto al massimo la nona settimana di gravidanza, in modo da riuscire a prendere i farmaci prima che raggiungano l’undicesima o la dodicesima settimana.

Trascorso questo periodo di tempo, infatti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda alle donne che prendono le pillole abortive di recarsi in una struttura sanitaria specializzata.

Le donne che vogliono ottenere le pillole attraverso il sito devono compilare un questionario di 25 domande riguardante il loro stato di salute e la loro gravidanza. Viene poi richiesta una donazione di 80-90 euro per coprire i costi amministrativi dell’organizzazione, ma chi non può permettersi il contributo può pagare meno o addirittura nulla. In ogni caso, quattro donne su cinque pagano l’intero importo.

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I dati vengono controllati da medici che prestano servizio in forma volontaria e scrivono le prescrizioni. Queste vengono poi inviate in India, dove la vendita di pillole abortive dietro prescrizione medica è legale, anche se entro certi limiti.

L’anello successivo della catena è costituito dalla società NN Agencies, guidata dall’imprenditore Mohan Kale a Nagpur, in India. Dal 2012 l’azienda di Kale collabora con Women on Web, inviando i farmaci direttamente a chi ne ha fatto richiesta all’organizzazione, facendosi rimborsare solamente il costo di produzione delle pillole.

“Come uomo non posso dare alla luce bambini, ma ho autonomia sul mio corpo. Perché le donne non dovrebbero averla?” ha detto Kale in un’intervista al quotidiano indiano Times of India.

Nei paesi in cui l’aborto è illegale, nel momento in cui ingeriscono la pillola abortiva le donne commettono un illecito.

Non mancano comunque gravi preoccupazioni in merito al modus operandi di Women on Web. “Noi non diamo queste compresse oltre la settima settimana a causa delle possibili emorragie. Bisogna farlo sotto controllo medico”, ha detto l’ostetrica e ginecologa Anahita Pandole.

Nel 2008, inoltre, il quotidiano britannico The Guardian ha riportato che oltre il 10 per cento di 400 clienti di Women on Web hanno dovuto subire un intervento chirurgico, perché l’assunzione dei farmaci non è stata sufficiente per portare a termine l’aborto o per un eccessivo sanguinamento.

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