La polizia disperde una protesta In Etiopia e diversi manifestanti muoiono nella calca
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La polizia disperde una protesta In Etiopia e diversi manifestanti muoiono nella calca

Non è stato reso noto il numero delle persone uccise. La maggior parte dei partecipanti erano cittadini oromo continuamente emarginati

02 Ott. 2016  

Domenica 2 ottobre, diverse persone sono rimaste uccise nella calca nella regione etiope di Oromia dopo che la polizia ha lanciato gas lacrimogeni e ha sparato diversi colpi di avvertimento in aria per disperdere una protesta. Secondo i gruppi di opposizione, il numero delle vittime sfiora i cinquanta, ma questo numero non è stato confermato ancora ufficialmente.

Il governo etiope si è limitato ad annunciare che “diverse vite erano andate perse e che i responsabili pagheranno davanti alla giustizia”, ma non sono state fornite delle stime. 

Nella giornata di domenica, diverse persone di etnia oromo si erano riunite per una festa religiosa nella città di Bishoftu, a 40 chilometri dalla capitale Addis Abeba. Nel corso della cerimonia, molti dei presenti hanno scandito degli slogan per denunciare la loro condizione. Come hanno raccontato alcuni testimoni, le persone che hanno preso parte alla festa hanno cantato frasi del tipo: “abbiamo bisogno della libertà”, “abbiamo bisogno di giustizia”, facendo chiaro riferimento alla loro continua esclusione dalla società. 

Ma la protesta inizialmente pacifica ha preso una piega differente quando alcuni manifestanti anti-governativi hanno cominciato a lanciare pietre e bottiglie, secondo quanto hanno raccontato le autorità locali. In quel frangente, la polizia è intervenuta per placare gli animi e ha risposto con il lancio di gas lacrimogeni scatenando il panico. Alcune persone sono cadute all’interno di un fossato, secondo i racconti di alcuni testimoni. 

Le agitazioni si sono innescate lo scorso novembre per protestare contro un piano di espansione nella capitale di Oromia, avanzato dal governo centrale etiope. Ciò ha generato malumori fra i numerosi contadini di etnia Oromo (la più grande etnia etiope) che hanno manifestato il timore di dover lasciare le proprie terre. 

Il piano è stato successivamente abbandonato, ma le proteste non si sono placate portando alla luce altre questioni più profonde, come l’emarginazione e la questione dei diritti umani continuamente violati.

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