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L’Australia sotto accusa per abusi sessuali nel centro rifugiati di Nauru

Le Nazioni Unite e altri osservatori internazionali accusano gravemente Canberra, ma il governo australiano nega e non intende chiudere il centro

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Negli ultimi due anni, nel centro di detenzione situato sull’isola pacifica di Nauru dove l’Australia deporta i migranti arrivati illegalmente sul suo territorio, sono stati registrati più di duemila episodi inquietanti, tra cui aggressioni, abusi sessuali e tentativi di suicidio, oltre metà dei quali hanno coinvolto minori.

Tuttavia, il ministro per l’Immigrazione Peter Dutton ha accusato i richiedenti asilo detenuti nel centro di aver mentito riguardo le presunte aggressioni sessuali subite all’interno della struttura, solo per essere mandati in Australia.

Già in passato, Dutton aveva espresso la controversa opinione secondo cui gli avvocati dei richiedenti asilo incoraggiano i rifugiati all’autolesionismo e addirittura a darsi fuoco.

“Sono stato messo al corrente di alcuni casi in cui sono state formulate false accuse di aggressione sessuale, perché alla fine queste persone hanno pagato dei trafficanti di esseri umani e vogliono venire nel nostro paese”, ha dichiarato Dutton a un’emittente radiofonica.

“Alcune persone sono arrivate a farsi del male e altre si sono immolate solo per raggiungere l’Australia. Certamente, qualcuno ha mentito”.

Per via della sua rigida politica sull’immigrazione, i richiedenti asilo (i cosiddetti boat people) intercettati mentre cercano di raggiungere l’Australia a bordo di imbarcazioni vengono spediti in un centro di detenzione sull’isola di Nauru, che ospita circa 500 persone, o in quello su Manus Island, in Papua Nuova Guinea. Nessuno di essi sarà mai accolto in Australia.

Le dure condizioni e i presunti abusi sistematici sui minori nei campi hanno attirato le critiche degli australiani e degli osservatori esterni. Canberra, tuttavia, non intende cambiare una politica sposata negli anni sia da governi laburisti che conservatori.

L’Australia sostiene che questa politica funge da deterrente e serve a salvare vite umane scoraggiando le persone dall’intraprendere il pericoloso viaggio via mare dall’Indonesia.

I rappresentanti legali dei rifugiati ritengono che i rapporti diffusi nei giorni scorsi testimoniano oltre ogni ragionevole dubbio che c’è bisogno di cambiare la politica della detenzione obbligatoria fuori dal territorio australiano e che i richiedenti asilo hanno urgente necessità di assistenza medica e psicologica.

Hayley Ballinger, un assistente sociale che ha lavorato a Nauru dal 2014 al 2015, ha detto che l’insinuazione di Dutton – ovvero che le vittime degli abusi stanno mentendo – è un insulto, dato che le aggressioni sono state ampiamente documentate.

“Le sue dichiarazioni parlano da sé. Le persone che ho visto hanno sofferto per davvero. Queste cose sono successe per davvero. Le abbiamo viste coi nostri occhi”, ha detto Ballinger.

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