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I rifugiati del più grande campo profughi al mondo guarderanno le Olimpiadi per la prima volta

L'iniziativa è stata promossa dal Comitato olimpico internazionale e offre ai 200mila sfollati la possibilità di seguire le gare e tifare per i loro atleti preferiti

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A partire dal 5 agosto e per le prossime due settimane, nel campo profughi più grande del Kenya (e del mondo) che ospita attualmente circa 200mila rifugiati, si potranno seguire in diretta i Giochi Olimpici di Rio de Janeiro, in Brasile. 

Gli ospiti del campo profughi di Kakuma, in Kenya, possono così assistere per la prima volta in diretta alle competizioni olimpiche, condividendo insieme la soddisfazione di una vittoria o la delusione di una sconfitta dei loro atleti preferiti.

L’iniziativa è stata promossa dal Comitato olimpico internazionale (CIO), con il supporto tecnico e logistico dell’organizzazione umanitaria, FilmAid International, che opera in Kenya e che ha come scopo quello di offrire, attraverso la proiezione di film e pellicole, momenti di divertimento all’interno dei campi profughi nel mondo. 

È stato sufficiente impiantare temporaneamente un’antenna parabolica, installare un mega-schermo e tutta l’attrezzatura necessaria per garantire i collegamenti in diretta dalla capitale brasiliana, notte e giorno. 

(Qui sotto un gruppo di persone al lavoro per installare l’antenna parabolica all’interno del campo profughi. Credit: Olympic.org)

Una parte consistente dei rifugiati che vive all’interno di quello che viene considerato uno dei campi profughi più grandi del mondo, dopo quello di Dadaab (sempre in Kenya), proviene in larga parte dal Sud Sudan.

Sud sudanesi sono anche cinque dei dieci atleti che compongono la squadra olimpionica dei rifugiati scelti dal Comitato olimpico internazionale, al fine di rappresentare i profughi e gli sfollati di tutto il mondo a Rio de Janeiro.

Tra gli atleti provenienti dal Sud Sudan ci sono Rose Nathike Lokonyen, 23 anni, e James Nyang Chiengjiek, 28 anni, costretti a fuggire dal loro paese a causa della guerra

Entrambi, seppur segnati da storie personali differenti, sono arrivati nel campo profughi di Kakuma, in Kenya, nel 2002. James Nyang ha raccontato di aver iniziato la sua carriera di maratoneta all’interno del campo. All’inizio correva scalzo poiché non poteva permettersi nemmeno un paio di scarpe. A volte capitava di prenderle in prestito, ma questo non succedeva sempre.

Rose, invece, aveva dieci anni quando giunse nel campo kenyano di Kakuma. Anche lei iniziò a correre e gradualmente trasformò quella passione in attività sportiva. A Rio si appresta a correre gli 800 metri. 

Gli atleti sud sudanesi e gli altri cinque provenienti dalla Siria, dalla Repubblica democratica del Congo e dall’Etiopia, sono stati i protagonisti più applauditi nella giornata di apertura dei Giochi Olimpici brasiliani. E non sono mancati gli applausi degli ospiti del campo profughi di Kakuma radunati davanti al maxi-schermo, che hanno dato il loro sostegno seppur a distanza alla squadra che più li rappresenta.