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Ancora bombe su un ospedale in Siria, sono almeno 13 le vittime

La struttura ospedaliera supportata da Medici senza Frontiere è stata quasi interamente distrutta da raid aerei concentrati sulle aree controllate dai ribelli

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Un’ospedale supportato da Medici senza Frontiere è stato bombardato in Siria, causando la morte di almeno 13 persone. La struttura ospedaliera colpita da raid aerei durante il fine settimana è situata nella città di Millis, nella provincia settentrionale di Idlib, sotto il controllo dei ribelli. Lo ha reso noto un comunicato stampa di Medici senza Frontiere. 

Il raid aereo che ha distrutto l’ospedale è avvenuto sabato 6 agosto, ma solo oggi è stato reso noto. Tra le vittime ci sono quattro membri dello staff ospedaliero e altre nove persone – tra cui cinque bambini e due donne – mentre altri sei membri dello staff medico sono rimasti feriti.

L’organizzazione non governativa ha precisato che sono stati diversi gli attacchi aerei susseguitisi nel corso del fine settimana. Due attacchi hanno colpito direttamente l’ospedale e altri due hanno invece colpito le vicinanze dell’edificio (intorno alle 14 ora locale). 

Il bombardamento, avvenuto in un periodo di crescente intensità del conflitto nella zona ha distrutto la maggior parte dell’edificio, compresa la sala operatoria, l’unità di terapia intensiva, il reparto di pediatria e circa l’80 per cento dei dispositivi medici, le ambulanze e il generatore.

Noto come centro di riferimento specializzato in pediatria, l’ospedale forniva cure mediche essenziali a circa 70mila persone che vivono a Millis e nelle aree circostanti, dove si è concentrato un gran numero di persone sfollate fuggite dai bombardamenti ormai frequenti nelle aree settentrionale della Siria. 

All’ospedale si rivolgevano, per cure d’urgenza e consultazioni, circa 250 pazienti al giorno, fra cui molte donne e bambini. Msf sosteneva questa struttura dall’inizio del 2014, prima con forniture e consulenze tecniche, poi anche attraverso contributi economici ai membri dello staff per consentire loro di continuare a lavorare.