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Impedire l’accesso a Internet è ora una violazione dei diritti umani

Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha recentemente approvato una risoluzione non vincolante che condanna i paesi che impediscono l'accesso a Internet

Immagine di copertina

Almeno nel mondo occidentale, il primo problema che si
associa alla Rete è quello di essere fin troppo connessi, nel senso di passare troppo
tempo su Internet fino a trascurare la vita reale, ma esistono anche situazioni
in cui la possibilità di connettersi è negata, e questa condizione è da qualche
tempo considerata una violazione dei diritti umani.

Almeno secondo il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni
Unite, che ha recentemente approvato una risoluzione non vincolante che
condanna i paesi che intenzionalmente impediscono l’accesso a Internet dei loro
cittadini.

La risoluzione è stata approvata il primo luglio da più di
70 paesi membri, nonostante l’opposizione di alcuni paesi tra cui Russia, Cina,
Arabia Saudita, Sud Africa e India.

La risoluzione sottolinea come sia importante aumentare
l’accesso a Internet, in quanto questo “favorisce grandi opportunità per
l’istruzione a livello globale e il progresso umano”.

Già nel 2015 il presidente degli Stati Uniti Barack Obama
aveva dichiarato che “oggi la banda larga ad alta velocità non è un lusso,
ma una necessità”, e sembra che l’ONU condivida questo punto di vista.

Le risoluzioni di questo tipo non sono giuridicamente
vincolanti, ma possono essere utili a fare pressione sui governi e a dare
credito alle azioni dei sostenitori dei diritti digitali in tutto il mondo.

Solo nel mese di giugno sono stati bloccati i social media in
Turchia, dopo gli attacchi terroristici contro l’aeroporto di Istanbul, così
come in Bahrain e in India in seguito alle proteste locali, nonché in Algeria,
ufficialmente per impedire agli studenti di barare nei test scolastici.