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Se sei un presunto spacciatore rischi la vita facilmente a Manila

Oltre 300 presunti spacciatori sono stati uccisi da quando Rodrigo Duterte è diventato presidente appena poco più di un mese fa. La situazione non è tranquilla

Immagine di copertina

Quando l’immagine di Jennelyn Olaires che abbraccia in lacrime il marito steso a terra senza vita è diventata virale nelle Filippine, il neo eletto presidente della nazione Rodrigo Duterte l’ha liquidata come melodrammatica.

Non ci sono parole da spendere per la moglie di un piccolo spacciatore di strada dopo che il presidente ha vinto le elezioni promettendo una spietata lotta alla droga. E “il castigatore”, come è stato soprannominato dai sostenitori il nuovo presidente delle Filippine, non può permettersi di non mantenere la parola data.

Centinaia di presunti spacciatori sono stati uccisi da quando Duterte è diventato presidente appena poco più di un mese fa. Sei sono stati assassinati in una sola notte nella capitale Manila. Tra loro c’era anche Michael Siaron, il ventinovenne marito di Jennelyn Olaires: freddato da due sconosciuti a bordo di una motocicletta.

“Un amico è venuto a chiamarmi per dirmi che avevano sparato a Michael. Sono corsa immediatamente fuori e ho iniziato a correre”, racconta la donna di 26 anni, che vive nella baraccopoli di Pasay, a sud di Manila. 

I fotografi e i giornalisti sono arrivati sul luogo del delitto appena in tempo per riprendere la scena della donna che si accascia sul marito e scoppia il lacrime. Accanto al cadavere del marito un cartello con un’unica parola: spacciatore.

Decine di omicidi simili avvengono ogni notte a Manila e in altre zone delle Filippine. A luglio sono stati uccisi 316 presunti spacciatori e le associazioni umanitarie avvertono che il bilancio reale potrebbe essere ben più grave, oltre il doppio.

Ma in una nazione con endemici problemi legati alla tossicodipendenza a causa del consumo di metamfetamine da parte delle fasce più povere della popolazione (la shaboo: una potentissima droga che viene esalata, crea elevata dipendenza e in pochi mesi distrugge il fisico del consumatore), l’opinione pubblica è con il presidente. Duterte non ha finora condannato gli omicidi extragiudiziali, ma anzi li ha velatamente promossi.

Olaires ammette che il marito era un consumatore di droga, ma nega fosse uno spacciatore. Alle elezioni del 9 maggio aveva persino votato proprio Duterte.

“Devono uccidere coloro che non si meritano di vivere, che rappresentano una minaccia per la società e rappresentano un pericolo per il prossimo, non gli innocenti”, sostiene. Quando un giornalista ha chiesto a Olaires se avesse un messaggio per Duterte ha detto: “Uccidete la droga, non le persone”.