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La sfida dei minimalisti che vivono con 33 capi d’abbigliamento

Si è diffuso da alcuni anni il movimento Project 333, i cui seguaci cercano una vita più semplice indossando solo 33 capi d'abbigliamento per tre mesi

Immagine di copertina

Nel 2006, quando a Courtney Carver fu diagnosticata la
sclerosi multipla, la sua reazione fu di impegnarsi a rendere la sua vita più
concentrata sulle cose veramente importanti e a liberarsi del superfluo. Il
risultato è stato, tra le altre cose, Project 333, un progetto partito sul suo blog, attraverso il quale ha promosso il minimalismo nel
vestiario, limitandosi a indossare solo 33 capi d’abbigliamento ogni tre mesi.

Moltissime persone nel corso del tempo hanno scoperto il suo
blog e hanno seguito il suo esempio, formando un esercito internazionale del
minimalismo che vuole attraverso questa scelta scoprire uno stile di vita più
semplice e meno attento al consumismo sfrenato.

Dice Carver: “Il primo giorno è stato fantastico. Ho
aperto l’anta dell’armadio e c’erano solo pochi capi tra cui scegliere, il che ha
alleviato di molto pressione”.

Anche Joshua Becker è membro di questo movimento, e per
promuoverlo ha scritto il libro The More Of
Less
. Anche se non sono direttamente collegati al progetto, anche alcuni
dei dirigenti di maggior successo al mondo utilizzano un guardaroba simile,
dalla felpa grigia di Mark Zuckerberg al dolcevita di Steve Jobs, oppure, per
restare in Italia, il maglione di Sergio Marchionne.

Secondo la psicologa Jennifer Baumgartner, autrice di You Are What You Wear (“Sei ciò che
indossi”), utilizzare solo pochi capi d’abbigliamento comporta benefici psicologici, diminuendo la fatica della decisione (anche quella apparentemente
semplice di scegliere i vestiti da indossare per la giornata), e abituando le
persone al concetto della riduzione del superfluo nelle proprie vite: “Si
inizia dall’armadio, ma poi lo si può applicare ad altri beni, e magari alle
persone o agli obblighi che non vogliamo nella nostra vita”.