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10 dati scientifici sulla marijuana

In attesa che la proposta di legge sulla legalizzazione della cannabis torni in parlamento a settembre, alcuni fatti da sapere sulla droga più comune al mondo

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La proposta di
legge sulla legalizzazione della cannabis è approdata in aula alla camera ieri 25 luglio, ed è stata immediatamente rinviata a settembre.
L’iniziativa, sottoscritta da 218 parlamentari provenienti dai diversi
schieramenti politici (Partito Democratico, Movimento Cinque Stelle, Sel ma anche
Forza Italia e Scelta civica) intende rivoluzionare l’attuale normativa che,
dopo la bocciatura della Fini-Giovanardi da parte della Corte Costituzionale
nel 2014, è tornata a essere quella approvata nel 1990, la legge
Jervolino-Vassalli.

Secondo la nuova proposta di legge, sarebbe possibile per i
cittadini maggiorenni detenere lecitamente una certa quantità di cannabis per
uso ricreativo: 5 grammi fuori dal proprio domicilio e 15 grammi all’interno,
senza dover chiedere alcuna autorizzazione, oltre alla possibilità di
coltivazione di piante di cannabis fino a un massimo di cinque e la detenzione
del raccolto, che non potrebbe tuttavia essere venduto.

Inoltre, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli sarebbe in
grado di autorizzare i privati a vendere la cannabis in locali dedicati (sul
modello dei coffee shop olandesi), nel rispetto di alcuni principi, come la
tracciabilità del processo produttivo, il divieto di importazione e altre
regole.

Vista l’attualità del tema, e la possibilità che presto
cambino le disposizioni legislative che regolano il consumo, la vendita e la
coltivazione di marijuana in Italia, può forse essere utile sapere qualcosa in
più rispetto alla sostanza in questione, così da formarsi una propria opinione
al riguardo. Ecco quindi una lista di cose da sapere sulla marijuana e sulle
sue forme di utilizzo:

1. Il 9 per cento dei consumatori di cannabis sviluppa una dipendenza clinica dalla sostanza. Come paragone, il 15 per cento di chi prova la cocaina ne diventa dipendente, e il 24 per cento per chi prova l’eroina.

2. Il 32 per cento dei cittadini italiani ha fumato marijuana almeno una volta nella vita. 

3. Secondo uno studio della UCLA del 2006, un consumo anche elevato di marijuana non causa cancro ai polmoni, al contrario di quanto invece fa il consumo di tabacco. Fumare cannabis può in ogni caso causare bronchite e altre malattie respiratorie.

4. Un rapporto del 1999 dell’Istituto di Medicina statunitense ha concluso che “non c’è alcuna prova che l’uso di marijuana sia legato da un rapporto causale con il successivo abuso di altre sostanze illecite”.

5. Nel 2015, quella legata alla legalizzazione della marijuana è stata l’industria più in crescita degli Stati Uniti.

6. Nel 2008 la Cassazione italiana ha riconosciuto l’istanza di un cittadino di religione rastafariana che aveva fatto ricorso per essere stato condannato dopo essere stato trovato in possesso di un notevole quantitativo della sostanza. Secondo la sentenza della Cassazione, “per gli adepti di tale religione di origine ebraica, la marijuana non è utilizzata solo come erba medicinale, ma anche come ‘erba medicativa’. Come tale, possibile apportatrice dello stato psicofisico teso alla contemplazione nella preghiera, nel ricordo e nella credenza che l’erba sacra sia cresciuta sulla tomba di re Salomone – chiamato ‘il re saggio’ – e da esso ne tragga la forza”.

7. Perché un essere umano possa morire di un’overdose di marijuana, sarebbe necessario che ne assumesse circa 680 chilogrammi nel giro di 15 minuti.

8. Il primo acquisto mai avvenuto su Internet fu quello che vide gli studenti dell’Università di Stanford comprare un quantitativo imprecisato di marijuana dal MIT del Massachussets, al tempo in cui la rete esisteva solo tra i dipartimenti di informatica dei college statunitensi e si chiamava Arpanet.

9. Il possesso di cannabis è legale in Colombia, Ecuador, Perù, Spagna, Paesi Bassi, Corea del Nord, Uruguay e in alcuni stati degli Stati Uniti.

10. Tra il 40 e il 50 per cento di chi ha dichiarato di aver fatto uso di marijuana, lo ha fatto per un totale che non supera i 12 giorni nel corso della vita. Un altro 30 per cento dichiara invece di aver fatto uso di marijuana per un massimo di dieci giorni nel corso dell’ultimo anno.