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Bombe sugli ospedali da campo ad Aleppo

Nelle ultime 24 ore sono state colpite 4 strutture e una banca del sangue. Tra le vittime c'è un neonato di appena due giorni di vita

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Domenica 24 luglio, raid aerei hanno colpito quattro ospedali da campo nella città siriana di Aleppo. Lo hanno reso noto fonti mediche locali indipendenti, che hanno sottolineato la difficoltà di fornire assistenza medica a più di 200mila civili residenti nelle aree controllate dai ribelli. 

I bombardamenti sono iniziati nella giornata di sabato e hanno peggiorato una situazione già complicata per le persone che vivono nelle aree assediate, nei quartieri orientali della seconda più importante città della Siria, dove l’approvvigionamento di cibo e di forniture mediche scarseggia ogni giorno di più. 

Nelle ultime 24 ore, oltre agli ospedali è stata colpita anche una banca del sangue sempre nel quartiere di Al-Shaar, hanno precisato i membri dell’associazione indipendente dei dottori (Ida) composta da un gruppo di medici siriani che forniscono supporto nelle diverse cliniche di Aleppo. 

Tra le vittime c’è anche un neonato di appena due giorni morto a causa della mancanza di ossigeno all’interno dell’incubatrice, dopo il raid avvenuto nelle prime ore della mattina di domenica. Si è trattato del secondo attacco sferrato al medesimo ospedale appena nove ore dopo il primo, ha precisato l’associazione medici indipendenti.

“Dopo il secondo attacco abbiamo dovuto spostare l’incubatrice con all’interno il neonato al piano di sotto, nel rifugio antiaereo. Quella manciata di minuti è stata fatale per il bambino che non ha più ricevuto ossigeno, e per questo è morto”, ha raccontato all’agenzia AFP la capo infermiera del reparto pediatrico. 

“L’ospedale è gravemente danneggiato e non è la prima volta”, ha raccontato uno dei rappresentanti dell’Ida contattato dall’agenzia di stampa AFP. “Tutti e quattro gli ospedali domenica erano fuori servizio. 

Le aree di Aleppo controllate dai ribelli sono regolarmente colpite da attacchi aerei da parte del regime di Damasco e del suo alleato chiave, ossia la Russia. 

Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, la Siria è il luogo più pericoloso per gli operatori sanitari che forniscono il loro supporto medico, con 135 attacchi a strutture sanitarie dal 2015 a oggi.