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Cosa è successo il 21 luglio nel mondo

Un riassunto semplice e chiaro di quello che è successo oggi nel mondo

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Turchia: Ankara ha deciso di sospendere temporaneamente la Convenzione europea dei diritti dell’uomo dopo aver proclamato lo stato di emergenza. A renderlo noto è il vice primo ministro Numan Kurtulmus. Il presidente Recep Tayyip Erdoğan aveva annunciato ieri sera tre mesi di stato di emergenza dopo il tentativo di colpo di stato della notte tra il 15 e il 16 luglio, dichiarando che esso è indispensabile per consentire alle autorità di agire rapidamente e in modo più efficace nei confronti di quanti hanno complottato contro lo stato turco. L’emittente televisiva NTv ha riferito che secondo Kurtulmus lo stato di emergenza potrebbe essere revocato entro un mese o un mese e mezzo. Il vice primo ministro ha inoltre identificato in errori individuali e strutturali in seno all’intelligence le difficoltà nel prevenire e reagire al tentativo di golpe, aggiungendo che è in corso una ristrutturazione delle forze armate. 

– Stati Uniti: il candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti, Donald Trump, ha messo in dubbio la necessità di intervenire in caso di attacco a uno degli stati della Nato e quindi, di fatto, la stessa permanenza americana nell’alleanza militare. Infatti, l’articolo 5 del patto Nato prevede che l’attacco diretto di un paese terzo contro uno degli stati alleati deve essere considerato come un’aggressione all’insieme dei membri firmatari del trattato nord atlantico, che sono tenuti a intervenire in difesa del paese attaccato. Durante la convention repubblicana di Cleveland che ha ufficializzato la sua candidatura alla Casa Bianca, Trump ha risposto a un giornalista che gli chiedeva cosa avrebbe fatto in caso di aggressione della Russia nei confronti di uno degli stati baltici. 

– Francia: il governo francese, di fronte alle pesanti critiche sulla sicurezza a Nizza nella notte dell’attacco dello scorso 14 luglio in cui sono morte 84 persone, ha avviato un’indagine da parte dell’ispettorato della polizia sulla stessa polizia nazionale. Il ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve ha annunciato la decisione dopo le accuse da parte dei politici di Nizza secondo i quali un solo posto di blocco di polizia era insufficiente per un evento affollato come le celebrazioni della festa nazionale. L’indagine da parte dell’ispettorato, noto in Francia come “la polizia della polizia”, esaminerà ogni dettaglio su come l’area era stata transennata e sorvegliata per i tradizionali festeggiamenti del giorno della Bastiglia. La decisione è stata accolta con favore da Christian Estrosi, presidente della regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra.  

– Siria: uno dei gruppi armati sostenuti dagli Stati Uniti che sta partecipando alla riconquista di Manbij ha lanciato un ultimatum di 48 ore perché miliziani dell’Isis lascino la città ormai circondata. Il Consiglio militare di Manbij ha diffuso una dichiarazione in cui si rivolge ai miliziani estremisti assicurando loro che gli sarà consentito di lasciare la città con armi leggere, senza combattere. Insiste che la loro partenza dovrà avvenire entro 48 ore e che si tratta dell’unica offerta che riceveranno gli “elementi di Daesh”. Il consiglio è un alleato della coalizione tra forze arabe e curde conosciuta come Forze democratiche della Siria (Sdf), che ha cominciato a contrattaccare l’Isis nel nord del paese con l’ausilio della copertura aerea della coalizione guidata dagli Stati Uniti. 

Nel frattempo, il capo della Coalizione nazionale siriana (Snc), l’alleanza che raccoglie i gruppi di opposizione al presidente Bashar al-Assad, ha chiesto alla coalizione guidata dagli Stati Uniti di sospendere i bombardamenti aerei contro il sedicente Stato islamico in Siria dopo che martedì 19 luglio 2016 decine di civili sono morti in seguito a quello che si ritiene fosse un raid dell’aviazione americana sulla città settentrionale di Manbij. L’Osservatorio siriano per i diritti umani aveva riferito che almeno 56 civili, tra cui 11 bambini, erano rimasti uccisi. Il giorno precedente, un altro raid nella stessa area, dove si combatte per sottrarla ai miliziani dell’Isis, aveva causato la morte di 21 persone. Il presidente del Snc Anas al-Abdah ha rilasciato mercoledì 20 luglio una dichiarazione in cui chiede che gli incidenti vengano investigati e che nel frattempo siano sospesi i raid della coalizione, suggerendo anche che l’uccisione di civili da parte delle forze guidate dagli Stati Uniti può trasformarsi in uno strumento di propaganda e reclutamento per le organizzazioni terroriste. 

– Stati Uniti: Washington e gli alleati della coalizione internazionale contro l’Isis concordano sulla necessità di pianificare una strategia comune per sconfiggere definitivamente il califfato. John Kerry, segretario di stato americano, ha dichiarato in occasione di una conferenza stampa a latere dell’incontro tenutosi a Washington fra i ministri degli Esteri e della Difesa degli stati della coalizione, che è in via di definizione una strategia volta a sferrare il “colpo finale” all’Isis in Siria e in Iraq. Il segretario di stato ha aggiunto che, parallelamente, è necessario stabilizzare le aree già liberate con l’aiuto di tutta la comunità internazionale: “La nuova sfida che dobbiamo affrontare è quella di difendere e prestare soccorso in quei territori già liberati”. Lise Grande, coordinatore umanitario dell’Onu in Iraq, ha avvisato che le vittorie militari saranno solo temporanee se non verranno anche affrontati i problemi strutturali della popolazione locale. 

– Grecia: gli otto soldati turchi che erano fuggiti in Grecia con un elicottero militare dopo il fallimento del colpo di stato della notte tra il 15 e il 16 luglio temono che sarebbero uccisi se venissero rimandati in Turchia. Gli uomini sono stati condannati a due mesi di reclusione con la condizionale per essere entrati in Grecia illegalmente. Le loro richieste di asilo sono sotto esame, ma Ankara ne ha chiesto l’estradizione. I militari sostengono che non sapevano che fosse in corso un golpe e che i loro superiori li avevano incaricati di trasportare i feriti alle ambulanze. Avevano deciso di fuggire a bordo dell’elicottero quando la polizia aveva cominciato a sparare contro il Black Hawk.

– Libia: i corpi esanimi di 21 donne e un uomo sono stati trovati su un gommone al largo del Mediterraneo, intorno alle 10 di stamattina. L’Acquarius, una nave dell’organizzazione internazionale Medici Senza Frontiere (Msf) stava pattugliando il Mediterraneo centrale e soccorrendo due gommoni alla deriva, quando è avvenuto il tragico rinvenimento. La maggior parte delle persone a bordo veniva da paesi dell’Africa occidentale, in particolare Nigeria e Guinea. In totale, durante l’operazione, sono state salvate 209 persone, inclusi 50 bambini. I membri di Msf che hanno trovato l’imbarcazione non troppo distante dalla costa libica sono stati testimoni di una scena agghiacciante: i corpi delle vittime sono stati infatti trovati sul fondo del gommone in una “piscina d’acqua e benzina”. 

– Russia: la squadra di atletica leggera russa non gareggerà alle Olimpiadi di Rio de Janeiro che inizieranno il prossimo 5 agosto. La decisione del Tribunale arbitrale per lo Sport di Losanna arriva dopo un’inchiesta sull’uso di sostanze dopanti da parte degli atleti della federazione. La Federazione di Atletica Leggera Russa (Araf) era già stata espulsa da questa edizione dei Giochi, in seguito a un voto dell’Associazione Internazionale delle Federazioni di Atletica Leggera che ha imposto alla Araf il divieto di partecipare a qualsiasi competizione internazionale. Il comitato olimpico russo insieme a 68 atleti si era appellata al Tribunale Arbitrale dello Sport per contestare il verdetto, che invece è stato confermato. Un piccolo numero di atleti potrà comunque partecipare alle Olimpiadi, una volta dimostrato di essere puliti, non con la bandiera del proprio paese ma con quella del Comitato Olimpico Internazionale. Si tratterebbe finora solo della saltatrice Klishina e della mezzofondista Stepanova.  

– Armenia: gli scontri tra alcuni manifestanti dell’opposizione e le forze di sicurezza si stanno intensificando a Yerevan, in Armenia, dove un gruppo di uomini armati tiene sotto controllo una stazione di polizia e alcuni ostaggi da domenica 17 luglio. In totale, si contano 136 arresti, 56 feriti, tra i quali 28 agenti, e cinque ostaggi che rimangono in mano ai sequestratori. Il gruppo armato, guidato dal veterano di guerra Pavel Manukian, aveva fatto irruzione nella centrale per liberare il suo leader, Jirair Sefilian, alla guida del movimento di opposizione Founding Parliament e in carcere dal 2015, più altri dirigenti dell’organizzazione. Al momento, sono in corso dei negoziati per convincere gli uomini che hanno occupato la stazione di polizia armati di kalashnikov e di giubbotti antiproiettile ad arrendersi e rilasciare gli ostaggi. Nel frattempo, i cittadini contrari al governo hanno accolto l’appello dei sequestratori a scendere per le strade per protestare, ma la mobilitazione sembra essere di proporzioni limitate. Le iniziali voci di un colpo di stato in corso in Armenia sono state subito smentite nei giorni scorsi e solo nelle ultime ore la situazione sembra essere degenerata.

– Birmania: in giornalista del servizio della Bbc in lingua birmana è stato rilasciato dalle autorità della Birmania dopo che il tribunale ha accettato il suo ricorso contro una sentenza di tre mesi per aver aggredito un poliziotto. “Sono in buona salute e sono molto grato a tutti coloro che hanno espresso preoccupazione nei miei confronti e hanno contribuito al mio rilascio”, ha dichiarato Nay Myo Lin. Thein Than Oo, il suo avvocato, ha riferito che la corte di Mandalay, la seconda città del paese, ha accolto l’appello del giornalista e ha immediatamente disposto il suo rilascio. Nay Myo Lin era stato condannato a tre mesi di reclusione e ai lavori forzati il 6 giugno con l’accusa di aver colpito un agente di polizia mentre copriva le proteste degli studenti l’anno passato.