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I volti della guerra civile spagnola 80 anni dopo
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I volti della guerra civile spagnola 80 anni dopo

Il 18 luglio 1936 un gruppo di ufficiali nazionalisti guidati dal generale Franco tentò di rovesciare il governo repubblicano dando inizio a un sanguinoso conflitto

18 Lug. 2016

Il 18 luglio 1936, un gruppo di ufficiali tentò di rovesciare il governo di sinistra del Fronte popolare, arrivato al potere cinque mesi prima attraverso un colpo di stato militare. Cominciò così la guerra civile spagnola che causò la morte di mezzo milione di persone e costrinse 450mila spagnoli a lasciare il paese.

Antoni Canovas, 97 anni (foto 2)

Antoni ha combattuto durante l’offensiva per sottrarre Maiorca al controllo dei nazionalisti. Mentre combatteva sul fronte dell’Ebro, si ricongiunse per caso ai due fratelli. Alla fine della guerra, cercò asilo in Francia, ma fu costretto a scappare in nord africa a causa dell’occupazione nazista. Fu catturato in Marocco e liberato dalle truppe americane nel 1943. Ad Antoni fu concesso di rientrare a Barcellona ben 30 anni dopo che aveva lasciato la Spagna. Antoni è il fratello di Alfons (foto 6). 

Assumpcio Ruera, 87 anni (foto 3)

Assumpcio è una degli ultimi sopravvissuti ai bombardamenti italiani su Granollers del 31 maggio 1938. Si trovava a scuola quando i raid cominciarono. I genitori degli alunni vennero a prendere i loro bambini alla fine dell’attacco, ma la madre di Assumpcio non arrivò mai: era rimasta uccisa mentre era in fila al mercato centrale. “Acqua rossa si riversò verso la mia strada, scorreva dalla piazza dove si trovava il mercato. Avevo nove anni e ricordo che pensavo fosse il sangue di mia madre”.

Josep Capellades, 100 anni (foto 4)

Josep è uno degli ultimi due meccanici degli aerei da combattimento repubblicani ancora in vita. Ha combattuto con il quarto squadrone riparando i jet russi. Dopo la guerra fu mandato in esilio in Argentina.

Neus Catala, 100 anni (foto 5)

Neus è stata un’infermiera repubblicana. Nel 1939, attraversò il confine francese con oltre 180 bambini rimasti orfani e madri vedove durante la ritirata dalla Catalogna. Si unì alla resistenza francese e fu deportata nel campo di concentramento nazista di Ravensbruck. È l’ultima sopravvissuta spagnola ai campi di concentramento nazisti.

Alfons Canovas, 99 anni (foto 6)

Alfons ha combattuto sul fronte di Aragona nel 1938. “Non sono sicuro di aver ucciso qualcuno. Ero terrorizzato. Non puntavo, sollevavo il fucile sopra la spalla e sparavo mentre mi nascondevo nella mia trincea”. Suo padre venne ucciso durante un bombardamento italiano su Barcellona nel 1938. Alfons fece causa all’Italia alla Corte nazionale spagnola nel 2011 per i raid aerei. Alfons è il fratello di Antoni (foto 2).

Laura Benesey, 92 anni (foto 7)

Laura ricorda come ha lasciato Barcellona nel 1939 durante la ritirata verso la Francia. “Gli italiani ci attaccarono diverse volte mentre eravamo bloccati sulle strade piene di civili e soldati che fuggivano verso il confine francese”. Laura venne mandata nel campo di concentramento di Argeles. Aiutava la madre, un’insegnante catalana, a prendersi cura dei bambini del campo. Tornò a Barcellona del 1942, divenne un’insegnante a sua volta e durante gli anni Sessanta si batté contro il bando della lingua catalana nelle scuole.

Joans Pons, 94 anni (foto 8)

Joan è uno dei soldati sopravvissuti de ‘La quinta del biberon’, gli ultimi coscritti chiamati a combattere contro il fronte nazionale alla fine del 1938. Trentamila uomini nati nel 1920 e nel 1921 vennero chiamati al fronte di Aragona. Ricorda che un ufficiale repubblicano chiese loro: “Sai come lanciare sassi? Questi saranno le tue uniche armi”. Fece saltare un ponte sul fiume Llobregat durante una ritirata repubblicana. Joan è il marito di Laura (foto 7).

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