Me

Le storie delle vittime e dei sopravvissuti del disastro ferroviario in Puglia

Finora sono state identificate 23 vittime su 27 confermate. Tre erano studenti universitari. Intanto proseguono le operazioni di soccorso

Immagine di copertina

Sono state ritrovate senza vita una madre e sua figlia, avvinghiate l’una all’altra in quell’ultimo abbraccio istintivo e protettivo. Una scena drammatica che i soccorritori si sono trovati dinanzi agli occhi, non appena giunti sul luogo del disastro, su quel tratto ferroviario a binario unico che collega Bari a Barletta, in Puglia. 

A raccontarlo sono gli stessi soccorritori all’emittente locale Telenorba. “Erano contro un ulivo, la mamma con il suo corpo proteggeva la bimba piccola ed erano in posizione fetale. Sono le prime che ho trovato, in mezzo a teste, braccia, mezzi busti sparsi ovunque sotto gli ulivi”, ha raccontato una volontaria del Ser di Corato, una delle prime ad arrivare sul luogo dell’incidente. 

“Chi è mamma può capire la dolcezza infinita di questi corpi abbracciati, con la madre che ha tentato fino all’ultimo di proteggere la sua bambina”. 

Finora sono 23 le vittime identificate dell’incidente ferroviario che la mattina di martedì 12 luglio ha coinvolto due treni regionali lungo il tratto Andria-Corato, a nord di Bari. Una vittima su due delle 27 confermate è un giovane. 

Fra le numerose testimonianze raccolte sul luogo del disastro – come riporta un quotidiano locale – c’è quella di una studentessa universitaria sopravvissuta, che racconta di aver visto le sue amiche morire nel terribile schianto. “Ho visto le mie amiche morire davanti a me, senza poter fare nulla. É una scena che non dimenticherò mai, abbiamo sentito lo schianto e nessuno si spiegava il perché”.

Lo shock e la confusione hanno fatto il resto. Non è stato facile estrarre le persone rimaste incastrate fra le lamiere e i soccorritori sono ancora a lavoro. Su quella tratta piuttosto frequentata dai pendolari che ogni giorno si spostavano per motivi di studio o lavoro, s’intrecciano e s’incrociano diverse storie.

Ne abbiamo raccolte alcune:

– Francesco Ludovico Tedone: non aveva ancora compiuto 18 anni. Era di Corato e studiava informatica all’Università di Bari. Il giovane aveva trascorso un anno in Giappone per motivi di studio.

– Fulvio Schinzari: aveva 59 anni ed era nato a Galatina (in provincia di Lecce), sposato e con due figlie, la sua identità è stata confermata da un collega della Polizia di Stato impiegato nei soccorsi che l’ha riconosciuto. Vicequestore aggiunto della Questura di Bari, Schinzani lavorava come dirigente dell’ufficio del personale. La mattina del disastro si stava recando nel suo ufficio a Bari da Andria, dove abitava, per prendere servizio dopo un periodo di ferie. 

– Antonio Summo: è tra le vittime più giovani, aveva appena 15 anni. Era andato ad Andria per sostenere due esami di riparazione presso l’istituto industriale che frequentava. Stava rientrando a casa al momento dello schianto. 

– Giuseppe Acquaviva: 51 anni, faceva il contadino. La mattina dell’incidente lavorava nel suo campo agricolo, che confinava con la ferrovia. Era impegnato nella potatura degli alberi, quando alcuni pezzi dei treni lo hanno colpito in pieno. L’uomo è morto in ospedale. 

– Enrico Castellano: aveva 72 anni ed era nato a Ostuni. Da tempo viveva a Torino ed era un dirigente del Banco di Napoli. Dopo la pensione tornava spesso in Puglia. Lunedì era atterrato a Bari per far visita al figlio, in occasione del compleanno del nipote di due anni. La festa era stata organizzata per martedì che sarebbe poi coincisa con il giorno del suo onomastico, come ha raccontato il figlio Giuseppe che ha ricordato il padre: “Mi avevi abituato ad attenderti e a farti desiderare…e un po’ mi piaceva… perché rivederti era un segno di conquista e di grande appagamento. C’erano le nostre chiacchierate che parlavano di mesi trascorsi lontani l’uno dall’altro. Mi hai insegnato a vivere in modo spensierato e sfrontato trovando il giusto equilibrio tra la follia e la razionalità. Amavo il tuo stile, la tua infinita classe. Però quest’ultima parte del tuo infinito libro non l’avrei mai voluta leggere”. 

– Jolanda Inchingolo: 25 anni, si doveva sposare il prossimo settembre. Stava andando a Bari il giorno dell’incidente. Si è risaliti alla sua identità attraverso un anello con una pietra nera che indossava al dito. 

– La signora Donata: di lei non è ancora stato diffuso il cognome, ma secondo le testimonianze raccolte, la donna ha salvato la vita al nipote Samuele, di sei anni. Il bambino era tra le sue braccia quando c’è stato lo scontro e i vigili del fuoco hanno provveduto a tirarlo fuori dalle lamiere. Nonna e nipote si stavano recando a Barletta, per prendere una coincidenza per Milano e far rientro in città. Il bambino si trovava in Puglia per trascorrere qualche giorno di vacanza con la nonna. 

– Pasquale Abbasciano: era di Andria ed era uno dei due macchinisti del convoglio regionale che si è schiantato. A fine anno sarebbe andato in pensione. 

– Luciano Caterino: 37 anni di Corato, era il secondo macchinista. Il suo corpo senza vita è stato rinvenuto dai soccorritori sotto i resti di una motrice. 

– Patty Carnimeo: lavorava in un centro estetico. Lascia una bambina di tre anni. 

– Gabriele Zingaro: 23 anni, studente di Scienze dei materiali presso l’Università di Bari 

Le storie tragiche delle vittime s’intrecciano con quelle dei sopravvissuti. Come l’atto di coraggio e di prontezza di una signora che, in mezzo alla confusione e in stato di shock, è riuscita a estrarre suo marito vivo da sotto le macerie. “C’erano brandelli di corpi ovunque. Io sono andata scalza sotto le macerie. Ho scavato a mani nude sotto le lamiere e sono riuscita a salvare mio marito. Ma non dimenticherò ciò che ho visto là sotto”. 

Campagna regione lazio

Lo stesso ha raccontato all’Ansa un poliziotto intervenuto sul luogo dell’incidente: “Ho visto persone morte, tante altre chiedevano aiuto e molte piangevano”. 

Intanto, per tutta la notte si è continuato a scavare nel tentativo di salvare altre vite, cercare i dispersi e rafforzare la speranza che lì sotto quell’ammasso di lamiere ci fossero altre persone vive. E non si arresta la fiumana di parenti, amici, familiari davanti agli ospedali di Andria e Corato e all’Istituto di medicina legale del Policlinico di Bari, per chiedere notizie dei loro cari o identificare le salme.