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Cos’è successo l’11 luglio nel mondo

Un riassunto semplice e chiaro di quello che è successo oggi nel mondo

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Regno Unito: Theresa May da mercoledì 13 luglio sarà la nuova premier del Regno Unito. Dopo aver risposto al Question Time in parlamento l’attuale premier David Cameron lascerà la sua carica e rassegnerà le dimissioni, in anticipo rispetto a quanto annunciato all’indomani del voto sulla Brexit. May è il ministro dell’Interno del governo di Cameron ed è l’unica ad essere rimasta in corsa per succedere all’attuale premier alla guida del partito e del Regno Unito, dopo che lunedì 11 luglio la rivale Andrea Leadsom ha annunciato il ritiro. Sarà la seconda premier donna nella storia del Regno Unito dopo Margaret Thatcher.

Sud Sudan: pesanti scontri sono scoppiati di nuovo nella capitale del Sud Sudan Juba, all’indomani dell’appello del Consiglio di sicurezza dell’Onu che ha chiesto al presidente Salva Kiir e al vicepresidente Riek Machar di cessare immediatamente le violenze che hanno provocato già decine di morti. Gli scontri sono iniziati giovedì 7 luglio, quando le truppe fedeli al presidente Kiir si sono scontrate con quelle fedeli al vicepresidente Machar, l’ex capo dei ribelli, aumentando i timori che si possa ripiombare in una guerra civile come quella scoppiata nel 2013 e durata due anni e mezzo. Non c’è stato alcun bilancio ufficiale delle vittime, ma secondo una fonte del ministero della sanità almeno 272 persone, tra cui 33 civili, sono state uccise. Anche un peacekeeper cinese delle Nazioni Unite è stato ucciso. Le violenze arrivano in concomitanza con il quinto anniversario dell’indipendenza dal Sudan, avvenuta il 9 luglio 2011, che ha fatto del Sud Sudan la nazione più giovane del mondo. 

India: ventitré persone sono morte negli scontri con la polizia scoppiati venerdì 8 luglio nella provincia settentrionale del Kashmir in India a causa dell’uccisione da parte dell’esercito di un popolare leader dei ribelli separatisti. Nonostante il coprifuoco imposto dalle autorità gli scontri sono continuati anche domenica 10 luglio, in una regione da decenni contesa tra India e Pakistan. Dopo i funerali, la folla ha attaccato e incendiato alcune stazioni e auto della polizia. Il capo della polizia del Kashmir ha fatto sapere che almeno cento agenti sono rimasti feriti negli scontri e tre sono ancora dispersi. Un poliziotto è morto affogato all’interno della sua auto che era stata gettata in un fiume. Burhan Wani, il ribelle ucciso dalla polizia, era il leader del gruppo Hizb-ul Mujahideen, una formazione politica separatista che contesta l’autorità indiana in una regione a maggioranza musulmana e vorrebbe l’indipendenza o l’annessione al Pakistan.

Giappone: la coalizione di governo guidata dal primo ministro Shinzo Abe ha ottenuto una schiacciante vittoria alle elezioni parlamentari in Giappone, nonostante le preoccupazioni per i controversi risultati raggiunti dalla sua politica economica, battezzata Abenomics, e il progetto di revisionare per la prima volta dal dopoguerra la costituzione pacifista della nazione. La coalizione di centrodestra di Abe ha ottenuto la ‘super maggioranza’ di due terzi dei seggi necessari per poter modificare la costituzione e allentare i limiti imposti all’attività dell’esercito. Il partito liberaldemocratico di Abe con 53 seggi non è riuscito a ottenere la maggioranza semplice, che gli avrebbe permesso di consolidare il potere all’interno della coalizione. Il partito di minoranza all’interno della coalizione, i centristi del Komeito, che si ispirano alla dottrina della scuola laica buddhista Soka Gakkai, hanno ottenuto 14 seggi, cinque in più rispetto alle precedenti elezioni. 

Stati Uniti: Washington ha annunciato di aver trasferito in Italia un detenuto yemenita del carcere di Guantanamo, portando così il numero dei detenuti della base navale statunitense a Cuba a 78, in vista di una chiusura definitiva. Il trasferimento di Fayiz Ahmad Suleiman Yahia in Italia è stato approvato per “motivi umanitari”. “L’Italia, acconsentendo alla richiesta degli Stati Uniti, ha accettato l’istanza di Fayiz Ahmad Yahia Suleiman, cittadino yemenita detenuto nel campo della base di Guantanamo, di essere accolto in Italia per motivi umanitari”, si legge in una nota della Farnesina. “Gli Stati Uniti sono molto grati al governo italiano per la sua continua assistenza nella chiusura del centro di detenzione di Guantanamo Bay”, ha detto Lee Wolosky, l’inviato speciale degli Stati Uniti per la chiusura di Guantanamo, che descrive il tentativo di chiudere la prigione come un “obiettivo comune”. Il detenuto yemenita era stato arrestato dalla polizia del Pakistan e trasferito negli Stati Uniti nel dicembre 2001.