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I migranti dimenticati dell’ex centro Baobab di Roma
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I migranti dimenticati dell’ex centro Baobab di Roma

Il video di Laura Melissari che racconta come vivono gli oltre 300 migranti in transito dall'ex centro Baobab, dimenticati dalle istituzioni ma ben accolti dai cittadini

07 Lug. 2016

Dormono in tende di fortuna, materassi uno sopra l’altro, per strada. Sono i migranti di passaggio a Via Cupa, dove un tempo si trovava il centro Baobab, sgomberato nel dicembre del 2015, e che durante la scorsa estate aveva visto passare 30mila persone, secondo quanto racconta a TPI Giacomo, uno dei tanti volontari.

I migranti che transitano da Roma, che non sanno dove andare, hanno come punto di riferimento ancora via Cupa, ma la situazione è a dir poco precaria. “Le istituzioni se ne fregano”, racconta ancora Giacomo, dicendo che non è stata fornita alcuna soluzione alternativa all’accoglienza di eritrei, sudanesi, somali di passaggio a Roma, che quindi si ritrovano a dormire per strada. 

Il servizio di accoglienza, in grado di fornire pasti, vestiti e assistenza sanitaria ai migranti in transito da Roma, funziona esclusivamente grazie al lavoro di volontari e cittadinanza, che sta rispondendo con grande generosità alle richieste che arrivano. In questi giorni ci sono circa 300 persone, e non sempre si riesce a dar un pasto caldo a tutti. 

Eppure loro, i volontari di Baobab, lo dicono da ottobre, avendo previsto che gli sbarchi non si sarebbero fermati e che con il caldo dei mesi estivi sarebbero arrivate sempre più persone. 

“Stanotte a via Cupa hanno dormito, fra tende e marciapiedi, 280 persone. Per semplice buon senso, è da ottobre che noi di Baobab Experience lo avevamo previsto e abbiamo cercato in ogni modo di prevenire quella che sta diventando un’emergenza. Le persone arrivano a Roma Tiburtina, è un dato di fatto. Abbiamo un bisogno urgente di risposte dalle istituzioni”, si legge sulla pagina Facebook del Baobab Experience, dalla quale ogni giorno vengono lanciati appelli ai cittadini affinché si contribuisca a fornire beni di prima necessità a chi non ha nulla. 

Najm (nome di fantasia) ci mostra un foglio di via emesso dalla questura di Torino. “La polizia in Italia non è buona”, racconta lui in un inglese stentato, intervallato da parole in arabo. “Vado in Francia, qui non ho soldi”, dice ancora mostrando una ferita al piede che, a quanto riferisce, gli è stata procurata dai poliziotti dopo essere arrivato in Sicilia dalla Libia (la testimonianza nel video in basso).

In questi giorni via Cupa, una traversa di via Tiburtina, poco lontana dall’omonima stazione, è occupata da tende e materassi. “È una soluzione poco dignitosa, vergognosa e problematica perché calpesta la dignità delle persone e ostruisce il passaggio in una via pubblica. Ci hanno vietato di mettere tende altrove perché sarebbero sgomberate in pochi minuti, e ad ora l’occupazione della strada è l’unica alternativa. Ora 400 persone stanno per sistemare i loro indecorosi materassi senza alcuna tutela né sicurezza”, scrive Medici per i diritti umani, un’organizzazione no profit attiva nell’assistenza dei migranti. 

“Ci avevano detto che avrebbero preso in considerazione l’idea di darci l’Istituto Ittiogenico che avevamo già occupato, col consenso tacito della regione, ma dopo 3 ore sono arrivati i carabinieri e ci hanno fatto sgomberare”, racconta ancora Giacomo, che sottolinea come le istituzioni stiano prendendo in giro volontari e migranti, e si auspica che con il cambio dell’amministrazione comunale e con la sindaca Raggi, qualcosa finalmente si muova.

Intanto gli oltre trecento migranti stanno accampati lì, con atlanti in mano, desiderosi di scappare via il più lontano possibile non solo dal loro paese, ma dall’Italia stessa.

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