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Il limbo dei minori non accompagnati che arrivano in Italia

I minori non accompagnati che arrivano in Sicilia restano mesi nei centri di prima accoglienza perché le strutture a loro dedicate sono piene

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La rotta del Mediterraneo centrale, che parte dalle coste libiche e arriva a quelle italiane, è più pericolosa di quella orientale tra la Turchia e la Grecia e poche famiglie scelgono di percorrerla. Tuttavia, moltissime persone, provenienti in particolare dall’ovest del continente africano, si imbarcano in Libia.

Il 70 per cento degli arrivi (circa 28mila) dei primi sei mesi del 2016 sono uomini adulti, ma 7.567 sono minori e di questi il 92 per cento è arrivato da solo.

Questi ragazzi, soprattutto maschi e provenienti in maggioranza da Egitto, Gambia, Guinea e Costa D’Avorio, lungo il viaggio sono spesso vittima dello sfruttamento della prostituzione e subiscono abusi sessuali. Alcune ragazze minorenni arrivano in Italia incinte.

Ma quando approdano sulle nostre coste e il loro viaggio sembra ormai essersi felicemente concluso, si trovano in realtà in uno stato di limbo.

I minori, come il resto dei migranti, vengono condotti nei centri di prima accoglienza dove sono registrati. Si tratta di strutture spartane dove, in teoria, non dovrebbero restare più di 72 ore.

Ma le strutture attrezzate per permanenze più lunghe e dedicate ai minori non accompagnati in Sicilia sono pieni e così molti di loro finiscono col passare settimane se non mesi nei centri di prima accoglienza, condividendo gli alloggi con persone adulte, in violazione alla legge italiana.

Le autorità non sono ancora riuscite ad approntare un sistema per ridistribuire i minori non accompagnati in strutture collocate sul resto del territorio nazionale.

Un rapporto diffuso da Human Rights Watch il 23 giugno scorso ha rilevato che nel centro di accoglienza di Pozzallo ci sono ragazzi appena dodicenni costretti a vivere in una struttura sovraffollata dalla quale non gli è consentito uscire (mentre gli adulti possono muoversi liberamente). 

Alcune ragazze eritree hanno anche dichiarato di essere state molestate da uomini adulti, e oltretutto non hanno alcun accesso a supporto psicologico e assistenza medica.

Insomma, il nostro paese sembra impreparato a occuparsi dell’alto numero di minori non accompagnati che arrivano sulle nostre coste, ma Vincenzo di Mauro, direttore di un centro per minori non accompagnati di Catania, denuncia che alla sesta estate di emergenza è ormai chiaro che qualcosa non funziona. 

Per quanto gli arrivi non siano prevedibili, l’inadeguatezza della risposta è sorprendente. Il governo italiano intende ora creare mille nuovi centri di accoglienza per minori non accompagnati finanziando il progetto con i fondi europei destinati all’asilo, alla migrazione e all’integrazione.