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Una volta ottenuta la Brexit, il suo principale promotore se ne lava le mani

Nigel Farage ha dichiarato di voler tornare a occuparsi della propria vita e di aver esaurito la propria missione dopo il referendum sulla Brexit

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Dopo la sparata dei 350 milioni di pound a settimana da impiegare a vantaggio del sistema sanitario britannico in caso di Brexit e soprattutto dopo la smentita in diretta dagli studi di Good Morning Britain di avere alcuna certezza al riguardo, aizzando tra l’altro la furia della conduttrice, Nigel Farage, che ha costruito un’intera carriera politica sull’euroscetticismo pur occupando da 17 anni uno scranno a Bruxelles, si è dimesso dalla guida del partito che guidava, l’Ukip.

Nigel Farage, che ha ufficialmente dichiarato di voler “tornare a occuparsi della propria vita privata” e di aver esaurito la propria missione grazie all’esito del referendum britannico e alla conseguente uscita del Regno Unito dall’Unione europea, lascia in realtà un partito allo sbando sebbene negli ultimi anni sia cresciuto molto nei consensi.

L’Ukip ha profuso i propri sforzi affinché la Brexit diventasse realtà ma potrebbe avere più di una difficoltà in caso fosse chiamato a guidare da solo o insieme ad altri il processo di transizione che porterà il Regno Unito definitivamente fuori dall’Unione europea. 

Solo qualche giorno fa con aria di trionfo, l’eurodeputato britannico che ha già annunciato che non lascerà il consesso europeo del quale è membro, rispondeva alle accuse del presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, a proposito della sua presenza in aula con un ghigno compiaciuto sul volto. 

D’altra parte l’eurodeputato inglese non si era risparmiato di togliersi qualche sassolino dalla scarpa, sempre durante la medesima assemblea, interrogando colleghe e colleghi con il seguente quesito: “Adesso non ridete più, vero?”. 

Anche se l’uomo dalle 50 sfumature di indaco adduce motivazioni personali al passo indietro appena annunciato (“voglio indietro la mia vita”), la vera ragione sembra essere lo spostamento dell’asse del proprio partito verso Andrea Leadsom che si giocherà a breve la partita per la leadership dei conservatori con Theresa May. Un gioco dell’oca che decreterà a chi rimarrà il cerino della negoziazione con Bruxelles in mano. 

Adesso i candidati a succedere al ruolo di Farage all’interno del proprio partito sono molti: da Paul Nuttall leader dei Parlamentari dell’Ukip, a Steven Woolfe portavoce sul tema dell’immigrazione ma tutto è ancora da decidere e l’annuncio del nuovo leader è atteso per settembre.

Si tratta dunque di un’operazione che prospetta un riposizionamento da parte di Farage piuttosto che una vera rinuncia. 

Se è vero che l’erba cattiva non muore mai, non abbiamo da temere nemmeno stavolta per la fine politica di Nigel Farage, che certamente troverà la maniera di reinventarsi.