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Che cosa è successo il 3 luglio a Baghdad
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Che cosa è successo il 3 luglio a Baghdad

Il duplice attentato che ha colpito la capitale irachena provocando la morte di 292 persone. Si tratta dell'attacco più sanguinoso degli ultimi 13 anni

03 Lug. 2016

Nella notte tra sabato 2 e domenica 3 luglio, due autobombe sono state fatte esplodere in due punti distinti di Baghdad, capitale dell’Iraq. Le due esplosioni hanno provocato la morte di almeno 292 persone, tra cui 25 bambini, e il ferimento di oltre 160 persone. Il duplice attacco è stato rivendicato dai miliziani dell’Isis in un messaggio diffuso sulla rete. Lo hanno reso noto funzionari locali. 

Secondo le autorità irachene si tratta dell’attentato più grave degli ultimi 13 anni, da quando l’Iraq è stata invasa dalle forze americane nel 2003. 

La prima esplosione è avvenuta nel quartiere centrale di Karrada, nella zona est di Baghdad, piuttosto frequentata e piena di negozi. Testimoni raccontano che a quell’ora le strade del centro erano piuttosto affollate di persone che si accingevano a interrompere il digiuno (Eid al-Fitr), nel mese sacro del Ramadan che volge al termine. 

I combattenti del sedicente Stato islamico hanno precisato di aver deliberatamente preso di mira i musulmani sciiti colpendo in modo indiscriminato sia le famiglie, sia i giovani che poco prima della mezzanotte di sabato 2 luglio si erano riversati per le strade per festeggiare l’interruzione del digiuno.

Fonti locali hanno riferito che i vigili del fuoco erano ancora a lavoro alle prime ore dell’alba di domenica, impegnati nello spegnimento delle fiamme e nel recupero dei corpi carbonizzati o sepolti sotto le macerie dei negozi investiti dalla potente esplosione. 

Il secondo attacco è avvenuto a pochi minuti di distanza, intorno alla mezzanotte, in una zona a maggioranza sciita. Un ordigno è stato fatto esplodere lungo una strada vicino al mercato del quartiere popolare sciita di al-Shaab, a nord della capitale, uccidendo almeno 5 civili.

Fonti locali hanno reso noto che una delle bombe era un furgone frigorifero imbottito di esplosivo. Domenica, il primo ministro iracheno Haider al-Abadi si è recato sul luogo della strage ma è stato accolto da una folla inferocita. Alcuni testimoni hanno raccontato di aver visto delle persone lanciare delle pietre contro il convoglio suo quale viaggiava al-Abadi. 


L’attacco al quartiere sciita di Karrada, al di là delle rive del fiume Tigri, è considerato il più letale e sanguinoso dall’inizio dell’anno in Iraq e arriva a meno di una settimana esatta dalla riconquista della città di Falluja, roccaforte dell’Isis, da parte delle forze di sicurezza irachene con il sostegno della coalizione a guida statunitense. 

Dopo un mese di aspri combattimenti, l’esercito iracheno aveva riconquistato la città a 60 chilometri a ovest di Baghdad, sotto il controllo dei miliziani del sedicente Stato islamico dal gennaio del 2014. L’offensiva delle forze governative per riprendere la roccaforte dell’Isis era iniziata alla fine di maggio, con il sostegno dell’aviazione statunitense. 

L’annuncio della riconquista è arrivato il 26 giugno dal capo delle forze antiterrorismo che ha guidato l’operazione, il tenente generale Abdul Wahad al-Saadi. Le forze irachene sono riuscite a penetrare nella zona nordoccidentale del distretto al Golan, l’ultima area rimasta ancora sotto il controllo dei miliziani del sedicente Stato islamico. 

Sempre domenica, il governo americano ha fatto sapere che il duplice attacco efferato compiuto dal gruppo estremista non fa altro che rafforzare la sua determinazione e il suo impegno a sostenere l’esercito iracheno nella sua lotta contro l’Isis. 

“Rimaniamo uniti con il popolo iracheno e con il suo governo negli sforzi congiunti per distruggere l’Isis”, si legge in una nota della Casa Bianca. 

Non si è fatta attendere la condanna da parte del consiglio degli Ulema in Iraq, il massimo organo religioso sunnita del paese, che ha definito il duplice attentato “un crimine di sangue”. 

(Qui sotto la mappa che mostra la posizione del distretto di Karrada preso di mira dall’Isis, non lontano dalla zona verde di Baghdad)

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