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La Russia potrebbe essere disposta a sbarazzarsi di Assad, ma non ancora

Nonostante le potenze occidentali vogliano congedare il presidente siriano, Mosca continua, almeno per adesso, a sostenerlo

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Fonti vicine al Cremlino hanno dichiarato che il presidente siriano Bashar al-Assad non verrà deposto nel futuro immediato. Secondo Mosca, liberarsi di lui adesso non farebbe che portare a grandissima instabilità in Siria e a un crollo dell’intero apparato governativo del paese. La Russia è pronta ad appoggiarlo fino a che non arriverà il momento opportuno per un cambio al vertice.

Secondo Sir Tony Brenton, ex ambasciatore del Regno Unito in Russia, ciò avverrà quando Mosca sarà sicura che il paese non cada in mano ai fondamentalisti islamici, a cui Assad, nonostante “tutti gli svantaggi che porta con sé, tutti i suoi spargimenti di sangue e sgradevolezze, è preferibile”.

Inoltre, il governo di Putin non congederà Assad prima di essersi garantito una posizione solida in Siria, con una base militare stabile.

Questo potrebbe causare qualche problema nelle già tese relazioni con Washington. Gli Stati Uniti e la Russia stanno conducendo le trattative di pace fra le diverse parti nel conflitto civile siriano, ma al fine di portarle avanti hanno sempre evitato di toccare la questione del futuro di Assad, dal momento che hanno punti di vista diversi a riguardo. Gli americani infatti vorrebbero liberarsi di lui al più presto.

Kiselyov, giornalista Tv vicino a Putin, ha definito la visita inaspettata del ministro della Difesa russo Sergei Shoigu in Siria come un messaggio alla Casa Bianca: almeno per adesso, gli Stati Uniti non devono aspettarsi che la Russia cessi di sostenere Assad, e critica gli americani che non hanno neppure proposto un’alternativa plausibile.

Il presidente siriano è un alleato importante e benvisto nei circoli di politica estera russa. Suo padre Hafez era stato amico del Cremlino ai tempi dell’Urss e anche oggi il rapporto con la Siria è fondamentale per combattere l’Isis.

Mosca teme in particolare il ritorno dei cittadini russi e delle ex repubbliche sovietiche che combattono tra le fila dell’Isis e intende sconfiggerli in Medio Oriente prima che possano organizzare attentati in patria.

Andrey Kortunov, direttore generale di una think tank vicina al ministero degli Esteri russo, ritiene che il rapporto privilegiato con Assad sia fondamentale per garantire alla Russia una posizione di spicco nella questione siriana. Se Assad dovesse cadere, Mosca potrebbe diventare un attore meno importante sullo scacchiere regionale.

Putin ha però sempre detto che l’alleanza è fra la Russia e la Siria, non la Russia e Assad. Recentemente ha anche fatto riferimento alla possibile integrazione di membri dell’opposizione nell’amministrazione dello stato siriano.

Nonostante questi discorsi siano musica per le orecchie europee e americane, la posizione del Cremlino rimane invariata. La strategia, secondo l’esperto di politica estera Fyodor Lukyanov, è quella di “aspettare e vedere”.

Almeno fino alle elezioni presidenziali americane di questo novembre, per capire quale posizione assumerà il nuovo inquilino della Casa Bianca nei confronti del leader siriano.

Un possibile compromesso tra Mosca e l’Occidente , secondo Tarja Cronberg, esperta in politica russa ed ex ministro finlandese, potrebbe consistere nell’eliminazione di Assad e l’installazione dell’opposizione, ma senza variare lo status quo dell’apparato statale siriano. Ciò sarà difficile da realizzare: si tratterebbe di “creare allo stesso tempo stabilità e cambiamento”.

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