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Cosa è successo il 30 giugno nel mondo

Un riassunto semplice e chiaro di quello che è successo oggi nel mondo

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Turchia: i tre attentatori suicidi che hanno compiuto l’attacco sul principale aeroporto di Istanbul uccidendo 42 persone erano cittadini di Russia, Uzbekistan e Kirghizistan, ha reso noto un funzionario turco. La polizia ha fermato 13 persone, tre dei quali stranieri, durante raid e perquisizioni in tutta la città dopo l’attacco di martedì su quello che è il terzo aeroporto più trafficato d’Europa. Le autorità turche ritengono che i responsabili fossero affiliati dell’Isis. Il funzionario che ha riferito la nazionalità degli attentatori non ne ha voluto fare il nome. Gli investigatori hanno faticano a identificarli dai pochi resti recuperati. Secondo un quotidiano filogovernativo, Yeni Safak, l’attentatore russo proveniva dal Dagestan, una regione che confina con la Cecenia, mentre dietro l’attacco ci sarebbe un uomo chiamato Akhmed Chatayev di origine cecena. Chatayev è ritenuto essere uno dei leader del sedicente Stato islamico incaricato di addestrare le reclute di lingua russa. Il quotidiano Hurriyet ha invece citato il nome di uno degli attentatori, Osman Vadinov, anche lui ceceno, che sarebbe arrivato in Turchia da Raqqa, la capitale de facto del califfato in Siria. Tuttavia, i funzionari turchi non hanno confermato nessuno dei due nomi.

– Iraq: almeno 250 jihadisti del sedicente Stato islamico sono stati uccisi in una serie di raid condotti dalla coalizione a guida statunitense nei pressi della città di Falluja. Nei bombardamenti oltre 40 veicoli sono andati distrutti. Se le cifre dovessero essere confermate, si tratterebbe dell’attacco più distruttivo mai registrato contro l’Isis. Pochi giorni fa l’esercito aveva annunciato la riconquista della città di Falluja, nelle mani dell’Isis dal gennaio del 2014. Oltre all’offensiva per riconquistare la città irachena, anche un altro deciso attacco è stato lanciato contro i miliziani jihadisti nella città di Manbij, nel nord della Siria. Le perdite territoriali del gruppo jihadista tuttavia non contribuiscono a diminuire le preoccupazioni sulla sua capacità di compiere attacchi, soprattutto all’estero. 

– Somalia: almeno 18 civili, che viaggiavano su un minibus sono stati uccisi nell’esplosione di una bomba in Somalia, nei pressi di Lafole, 20 chilometri a sud ovest della capitale Mogadiscio. “Tutte le 18 persone a bordo del minibus sono morte quando è esplosa una bomba piazzata lungo la strada e attivata a distanza”, ha detto Abidkadir Mohamed, un agente di polizia. Non c’è stata alcuna rivendicazione finora, ma secondo le autorità, l’attacco sarebbe simile nelle modalità a quelli condotti dai jihadisti di al-Shabaab.  

– Afghanistan: due attentatori suicidi talebani si sono fatti esplodere uccidendo almeno 27 poliziotti e ferendo circa 40 persone in un attacco contro un convoglio militare. Secondo quanto riferito da un funzionario di polizia, tre autobus sono stati attaccati mentre erano in viaggio tra la provincia di Wardak e Kabul. L’incidente arriva dieci giorni dopo un attacco contro un autobus che trasportava guardie di sicurezza nepalesi che lavoravano per l’ambasciata canadese e che aveva provocato la morte di 14 persone. Nel mese di aprile, 64 persone erano state uccise dai talebani in un attacco contro un edificio dell’agenzia nazionale per la sicurezza nella capitale afghana. 

– Camerun: un attentatore suicida appartenente al gruppo jihadista Boko Haram, che ha giurato fedeltà al sedicente Stato islamico, si è fatto esplodere in una moschea in Camerun, uccidendo almeno 11 persone. L’attacco è avvenuto in una località al confine con la Nigeria, alla rottura del digiuno durante il mese sacro del Ramadan. Un ufficiale dell’esercito del Camerun ha detto che l’attentatore era un ragazzo molto giovane. Dall’inizio dell’offensiva di Boko Haram oltre 15mila persone sono state uccise e 2 milioni di persone sono state costrette a lasciare le proprie case in Nigeria, nel vicino Chad, in Niger e in Camerun. 

– Egitto: gli investigatori hanno scaricato i dati di una delle due scatole nere del volo EgyptAir MS804 precipitato nel Mediterraneo il 19 maggio scorso mentre percorreva la rotta Parigi-Il Cairo con 66 persone a bordo, tutte morte nell’incidente. “Le informazioni preliminari che abbiano raccolto mostrano che la scatola nera ha registrato per l’intera durata del volo dal decollo dall’aeroporto Charles de Gaulle fino a quando si è verificato l’incidente a 37mila piedi di altitudine”, si legge nella dichiarazione rilasciata dal comitato per le indagini. “I dati registrati sono coerenti con i messaggi provenienti dal sistema di segnalazione di malfunzionamento dell’aeromobile che indicavano del fumo a bordo”. Alcune delle parti frontali del relitto recuperate mostrano in effetti segni di danneggiamento dovuto ad alte temperatura e tracce di fuliggine. 

– Regno Unito: l’ex sindaco di Londra Boris Johnson non correrà per diventare il prossimo leader del partito conservatore britannico. In un discorso da Londra, Johnson ha detto di non essere lui la persona giusta per guidare i Tory e garantire l’unità necessaria in un momento delicato come quello attuale. All’indomani dei risultati del referendum sulla Brexit, il premier britannico David Cameron, aveva annunciato che si sarebbe dimesso sia come primo ministro che come leader del partito conservatore. Il suo successore dovrà avviare la procedura di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, così come richiesto dal popolo britannico. 

– Israele: un ragazzo palestinese di 19 anni ha pugnalato a morte una ragazza israeliana di 13 anni nella sua camera da letto in un insediamento nei territori occupati della Cisgiordania. Le guardie israeliane dell’insediamento di Kiryat Arba hanno sparato all’autore dell’attacco uccidendolo. La settimana scorsa il quindicenne palestinese Mahmud Rafat Badran, di Beit Ur al-Tahta a sud di Ramallah, è stato ucciso da soldati israeliani che stavano rispondendo a colpi di arma da fuoco a una sassaiola diretta contro alcuni veicoli nella quale il ragazzo non era coinvolto. Il cosiddetto Quartetto (Stati Uniti, Unione Europea, Nazioni Unite e Russia) che sponsorizza i negoziati di pace in Medio Oriente diffonderà a breve un rapporto che raccomanderà di intraprendere una serie di iniziative per costruire mutua fiducia tra le parti e lavorare nel senso della soluzione dei due stati. Tuttavia, il documento molto probabilmente contiene critiche severe alla politica espansionistica israeliana e all’incitamento alla violenza di una parte della leadership palestinese.

– Stati Uniti: in una serie di tweet sul proprio account, la base militare americana Joint Base Andrews, a 24 chilometri dalla Casa Bianca, ha riferito di un uomo armato attivo all’interno dell’ospedale della struttura. L’allarme è rientrato ma da più parti è emerso il dubbio che ci fosse effettivamente una sparatoria in corso nella base. In effetti, la JBA ha più tardi chiarito che si è trattato di un malinteso: una squadra delle forze di sicurezza che eseguiva delle ispezioni di routine sarebbe stata scambiata per una potenziale minaccia attivando l’allerta.