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In Sud Sudan sono morte 43 persone negli scontri tra forze governative e ribelli

Almeno 12mila persone sono fuggite dalle loro abitazioni a causa degli scontri

Immagine di copertina

Almeno 43 persone sono state uccise in scontri tra gruppi armati e forze governative a nord di Waw, una città del Sud Sudan, e almeno 12mila persone sono fuggite dalle loro abitazioni a causa degli scontri.

Il paese più giovane del mondo, il Sud Sudan, nato nel 2011 dopo l’indipendenza dal Sudan, è ancora teatro di violenze a causa del conflitto etnico scoppiato nel 2013, nonostante la firma di un accordo di pace siglato tra i ribelli e il governo pochi mesi fa.

Le forze governative si sono scontrate con i ribelli fedeli ad Ali Tamin Fatan, il leader di una milizia che sta cercando di prendere il controllo dei territori a ovest del paese, al confine con la Repubblica Centrafricana.

“Finora sappiamo che sono morti 39 civili e 4 militari” ​​ha fatto sapere Makuei Lueth, un portavoce del governo. “I numeri potrebbero aumentare”, ha aggiunto. 

Fatan si era posto l’obiettivo di stabilire uno stato islamico in territorio sudsudanese. Tra i membri della sua milizia ci sono anche ribelli del Lord Resistance Army, un gruppo di matrice cristiana, protagonista di una rivolta violenta nella vicina Uganda e che aveva lanciato attacchi in tutta la regione. 

Il Sud Sudan è stato ripetutamente interessato da combattimenti tra una serie di gruppi armati per il controllo di pascoli e riserve di petrolio. Il governo del Sud Sudan accusa spesso il vicino Sudan di sostenere i ribelli.