Me
Dopo la Brexit, ora anche il Texas vuole la Texit dagli Stati Uniti
Condividi su:

Dopo la Brexit, ora anche il Texas vuole la Texit dagli Stati Uniti

Il Movimento nazionalista del Texas ha colto l’occasione del referendum britannico per rilanciare l’idea dell’indipendenza dello stato americano più grande e ricco

27 Giu. 2016

È passato molto tempo da allora, ma c’è stato un periodo
della storia in cui il Texas, ovvero il più grande stato americano, era una
repubblica indipendente. Fu dal 1836 al 1845, nel breve intervallo temporale
che segnò il passaggio del Texas da regione del Messico a stato facente parte
della confederazione degli Stati Uniti.

Da allora non sono pochi i cittadini che periodicamente si
augurano una secessione, basandosi su una presunta “specificità” texana rispetto
agli altri 49 stati e su una geografia che li vede svettare come lo stato degli
Usa più esteso territorialmente. Inoltre, con una popolazione di 27,5 milioni
di persone, il Texas si qualifica come la decima economia più ricca del
mondo, generando circa 1.170 miliardi di dollari l’anno.

La notizia della Brexit, con cui il Regno Unito ha scelto di
staccarsi dall’Unione Europea, è stata quindi musica per le orecchie di Daniel
Miller, capo del Movimento nazionalista del Texas, che ha colto l’occasione per
rilanciare l’idea dell’indipendenza denominandola “Texit”, insieme a
un certo numero di suoi seguaci.

Il Movimento nazionalista del Texas ha infatti circa 219mila
fan su Facebook, più del totale combinato tra la pagina del Partito Democratico
e del Partito Repubblicano locali.

Secondo la visione del suo presidente Miller, il rapporto tra
Gran Bretagna ed Europa è stato un matrimonio di convenienza tra partner mal
combinati, che è diventato tempestoso per le varie differenze inconciliabili,
con troppa sovranità ceduta a una burocrazia centrale inefficace e troppo denaro
duramente guadagnato inviato altrove.

La situazione sarebbe quindi fondamentalmente identica anche
per il rapporto Texas-Stati Uniti, con Bruxelles sostituita da Washington come
centro di potere ingiusto e distante dalle ragioni dei cittadini.

Già poco dopo la rielezione di Obama, la Casa Bianca fu
costretta a rispondere a una petizione per la “Texit” che aveva raccolto più di
125mila firme, ma la risposta era stata come prevedibile negativa da parte del
governo centrale.

Ora, subito dopo la vittoria della Brexit, Miller ha
presentato una richiesta formale al governatore del Texas, Greg Abbott, per un
referendum analogo, sperando di cavalcare l’onda indipendentista europea.

Nonostante ciò, sembra che l’establishment non propenda
per questa scelta: lo scorso dicembre, il partito repubblicano dello stato ha
rifiutato di approvare una richiesta di referendum sulla secessione, e il mese
scorso il partito ha votato per eliminare ogni riferimento alla secessione dalle
sue piattaforme ufficiali.

Il giornalismo richiede risorse e scegliere di mantenere gratuito l’accesso a un giornale indipendente come TPI significa dover contare anche sulla pubblicità: questa è la ragione per cui vedi tanti annunci. Se vuoi contribuire a migliorare il nostro giornale e leggere gli articoli senza pubblicità anche da mobile iscriviti a TPI Plus, basta davvero poco ➝ www.tpi.it/plus