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Tutto quello che c’è da sapere sulla Brexit

Cosa succede se il 23 giugno il Regno Unito lascerà l'Ue? Cose da sapere sul referendum che sta facendo tremare l'Europa

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Dentro o fuori. Mancano solo due giorni al momento in cui i cittadini britannici dovranno decidere se rimanere all’interno dell’Unione Europea o uscire. Giovedì 23 giugno si terrà infatti il referendum consultivo sulla cosiddetta Brexit.

Il Regno Unito fa parte dell’Unione Europea (prima Comunità europea) dal 1972, dopo aver firmato il Trattato di adesione il 22 gennaio di quell’anno. La ratifica del Trattato di adesione fu approvata dal Parlamento britannico il 16 ottobre 1972 e promulgata dalla Regina il giorno successivo. Il Regno Unito divenne membro della Comunità europea il 1 gennaio 1973, insieme alla Danimarca e all’Irlanda. Tutto quello che c’è da sapere sulla consultazione referendaria che sta facendo tremare l’intero continente europeo. 

Che cosa si intende per Brexit? È l’eventuale uscita dall’Unione Europea del Regno Unito. Il termine è formato dalla crasi delle parole Britain ed exit, proprio come Grexit, in passato, quando si paventava l’uscita della Grecia dall’Eurozona. La decisione sul rimanere o meno è stata quindi demandata ai cittadini tramite referendum. 

Quando e come si vota? Il 23 giugno dalle 7 alle 22 e avranno diritto a esprimere il loro voto 40 milioni di elettori maggiorenni britannici e dei paesi dei territori d’Oltremare. Era necessario registrarsi al voto. I risultati dovrebbero essere resi noti già tra le 2 e le 4 del mattino. Il referendum in questione è di tipo consultivo e non serve un quorum per renderlo valido. Si voterà in 382 circoscrizioni, 326 in Inghilterra, 32 in Scozia, 22 in Galles, una in Irlanda del Nord e una a Gibilterra. Il risultato definitivo del voto sarà annunciato dalla presidente della commissione elettorale, Jenny Watson, alla Manchester Town Hall.

Qual è il quesito? “Should the United Kingdom remain a member of the European Union or leave the European Union?” Il Regno Unito deve rimanere membro dell’Ue o deve abbandonare l’Ue?. Gli elettori devono poi barrare la casella corrispondente alle due risposte: “remain a member of the European Union” oppure “leave the European Union”. 

Chi ha indetto il referendum? David Cameron, durante la campagna elettorale dello scorso anno, per le pressioni del suo stesso partito conservatore e dei nazionalisti dell’Ukip che sostenevano che era passato troppo tempo dall’ultimo referendum del 1975 e che molte cose sono cambiate in Europa da allora. Il malcontento per le politiche europee e l’euroscetticismo sono in crescita nel paese.  

Qual è la posizione di David Cameron? Inizialmente il primo ministro britannico era a favore dell’uscita dell’Ue se l’Europa non avesse soddisfatto alcune richieste particolari. Ecco le parti principali dell’accordo proposto da Cameron che sono state negoziate nel mese di febbraio

– consentire al Regno Unito di chiamarsi fuori dall’ambizione dell’Ue di forgiare un’unione sempre più stretta;

– dotare i parlamenti nazionali di maggiori poteri per bloccare la legislazione europea;

– restrizioni per la durata di quattro anni sui sussidi concessi ai cittadini dell’Ue non britannici che vivono sul territorio del Regno Unito;

– cambiare le regole degli assegni familiari per i lavoratori i cui figli vivono in un paese più povero, così che la quota elargita possa armonizzarsi con il costo della vita del paese di destinazione;

– il riconoscimento esplicito del fatto che l’euro non è l’unica moneta dell’Unione Europea e la garanzia che i paesi fuori dall’eurozona non vengano svantaggiati o che non debbano partecipare ai salvataggi dei paesi che adottano l’euro;

– la riduzione del “peso” di una regolamentazione considerata eccessiva e l’estensione del mercato unico;

– il potenziamento della competitività europea e la promozione degli accordi di libero scambio.

Le condizioni sono state assecondate dai leader Ue, cosicché Cameron è diventato il principale sostenitore del fronte del remain

Chi fa parte del fronte del leave? La campagna dell’uscita si è riunita intorno allo slogan “Vote leave“. Fanno parte di questo “fronte” l’ex sindaco di Londra Boris Johnson, alcuni membri del partito Tory, cinque membri del governo Cameron, il partito nazionalista Ukip di Nigel Farage (che però sta conducendo una campagna autonoma), alcuni deputati laburisti. La campagna ha ottenuto finora 2,78 milioni di sterline finora.

Chi fa parte del fronte del remain?Britain stronger in Europe” è invece il nome della campagna a favore della permanenza del paese nell’Ue. I principali animatori sono il primo ministro David Cameron, 16 ministri del suo esecutivo, il cancelliere George Osborne, alcuni membri del partito conservatore, la maggior parte del partito laburista, lo Scottish national party, i Lib Dem e i Verdi. Anche a livello europeo e internazionale sono molti i leader che si sono schierati contro la Brexit, Barack Obama, Angela Merkel, Francois Hollande in primis e, naturalmente, i leader delle istituzioni europee. Anche molti scienziati si sono schierati contro la Brexit. A guidare la campagna è stato Stuart Rose, l’ex capo di Marks e Spencer. La campagna ha ottenuto in totale 6,88 milioni di sterline in donazioni.

Quali sono le ragioni del leave? I sostenitori della Brexit credono che lo sviluppo del Regno Unito sia frenato dall’Unione Europea, che impone troppe norme, specialmente a livello commerciale e di affari, senza avere nulla in cambio, o comunque troppo poco. Sostengono inoltre che sia necessario frenare la libera circolazione, uno dei capisaldi dell’Ue, per impedire a un numero sempre più crescente di persone di recarsi oltremanica per vivere o lavorare. 

Quali quelle del remain? I posti di lavoro, il commercio, la crescita economica, sono tutti aspetti che giovano della permanenza del Regno Unito nell’Ue, secondo i sostenitori del fronte del remain, che credono che lo status del paese verrebbe fortemente danneggiato dalla Brexit. Anche sotto il profilo della sicurezza sono in molti a sostenere che il Regno Unito sarebbe meno sicuro se si svincolasse dall’Europa. Il mondo dell’economia, delle banche e della finanza, che vede nella libera circolazione di persone, merci e capitali un vantaggio, si è ripetutamente schierato a favore della permanenza. 

È la prima volta che il Regno Unito fa una cosa del genere? Nel 1975, tre anni dopo l’entrata nella Comunità europea, il Regno Unito aveva organizzato un referendum sulla Cee e il 67,2 per cento degli elettori aveva scelto di rimanervi. Prima del trattato di Lisbona, che è entrato in vigore il 1 dicembre 2009, non era previsto dai trattati e dal diritto dell’Ue la possibilità da parte di uno Stato membro di ritirarsi volontariamente. 

Ci sono precedenti di altri stati? No, nessuno stato membro è mai uscito dall’Ue. Nel 1982 però la Groenlandia, che fa parte della Danimarca ma gode di uno status particolare di autonomia, votò tramite referendum per l’uscita dall’Ue con il 52 per cento dei voti a favore.

Cosa succede se vince la Brexit? In linea teorica anche se vincesse la Brexit, il parlamento potrebbe decidere di non uscire dall’Ue, ma andare contro il volere espresso dagli elettori non è un’idea razionalmente perseguibile. Il risultato del voto del referendum non è infatti direttamente vincolante. Presumibilmente quindi il parlamento ratificherà l’eventuale decisione popolare a favore della Brexit e inizierà la procedura di uscita. Ci vorranno almeno due anni di negoziati, durante i quali il Regno Unito rimarrà ancora parte dell’Ue ma solo in maniera formale. 

In base a quale norma il Regno Unito può uscire dall’Ue? L’articolo 50 del trattato sull’Unione Europea prevede un meccanismo di recesso volontario e unilaterale di un paese dall’Unione Europea. Il paese che decide di recedere, deve comunicare la sua intenzione al Consiglio europeo. L’accordo è concluso a nome dell’Unione Europea dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata previa approvazione del Parlamento europeo. Qualsiasi stato uscito dall’Unione può chiedere di aderirvi nuovamente, avviando una nuova procedura di adesione.

La campagna elettorale, i sondaggi e le previsioni – secondo la maggior parte dei sondaggi il pubblico sembrerebbe equamente diviso sulla questione. Un episodio drammatico ha segnato questa campagna elettorale, l’omicidio della deputata laburista Jo Cox, avvenuto il 16 giugno scorso, convinta sostenitrice del remain. I giorni successivi al suo barbaro assassinio hanno segnato un’interruzione della campagna elettorale. In molti hanno speculato sulla possibile ripercussione che l’episodio potrà avere a favore della campagna per la permanenza del paese nell’Ue. Lo stesso Cameron è stato accusato di aver strumentalizzato l’episodio. I sondaggi mostrano sostanziale parità. Ecco quelli più recenti condotti dai vari istituti di ricerca e messi insieme dal Financial Times.


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