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Il tramonto di una classe politica a Roma

Con la vittoria di Virginia Raggi come nuovo sindaco di Roma, il Partito Democratico della capitale vede un crollo verticale dei propri eletti

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Il risultato della capitale è il segno tangibile della discontinuità voluta dai cittadini romani. D’altronde non sorprende che il consociativismo trasversale emerso con Mafia Capitale abbia comportato la bocciatura di un’intera classe dirigente, al di là dei candidati sindaci.

Guardiamo ai numeri di coloro che saranno eletti nelle liste dei grandi partiti. I neoeletti lasciano sul tappeto una marea di voti rispetto alle scorse comunali. Nel 2013, la candidata che ottenne più preferenze nel Partito Democratico fu Estella Marino (complice l’omonimia con il candidato sindaco di quelle elezioni), con oltre 9mila preferenze, seguita da Mirko Coratti con 6.500 voti e Paolo Masimi con 5.400.

Nel 2016 la più votata è stata Michela Di Biase, che si ferma a 5.100 voti. Con quel consenso nel 2013 si sarebbe posizionata settima nella lista del PD.

Anche nei municipi, la tendenza è la stessa. In attesa dei dati definitivi, il Partito Democratico nel migliore dei casi riconfermerebbe la vittoria solamente nel I e nel II municipio. Nell’ipotesi più negativa, potrebbe non ottenere neanche quelli.

Questo è il funerale dei capi bastone e delle correnti a loro legate. Un mondo intero è al tramonto. Adesso la nuova amministrazione dovrà dimostrare quello che sa fare mentre gli altri dovranno avere il coraggio di ricominciare da zero con impegno e umiltà.

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