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Il mullah gay che celebra unioni omosessuali in Iran costretto a fuggire
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Il mullah gay che celebra unioni omosessuali in Iran costretto a fuggire

In un'intervista alla BBC Taha racconta le atrocità che ancora oggi il regime iraniano riserva agli omosessuali. Attualmente vive in esilio a Istanbul

19 Giu. 2016

Si fa chiamare solo con il suo nome di battesimo mentre rilascia un’intervista alla Bbc. Lui è Taha e attualmente è costretto a vivere in esilio a Istanbul, in Turchia. Scappato dall’Iran, Taha è un mullah (un religioso) gay accusato di aver celebrato di nascosto, nel suo paese d’origine, matrimoni fra persone dello stesso sesso. 

L’uomo ha sfidato la sharia – la legge islamica – celebrando unioni omosessuali e per questo è stato messo sotto inchiesta dalle autorità iraniane, che lo hanno più volte minacciato di morte. Minacce che sono arrivate in seguito dalla stessa cerchia di religiosi che, come lui, frequentavano le moschee e i luoghi sacri. 

“Gli altri mullah mi hanno minacciato dicendo che mi avrebbero denunciato a causa delle mie frequentazioni, che potevano mettere in serio pericolo la mia stessa vita”. 

Nel suo racconto, Taha ha sottolineato a più riprese le atrocità che ancora oggi il regime iraniano riserva ai sospettati di omosessualità, sottoposti a punizioni corporali e nel peggiore dei casi alla pena di morte. 

(Qui sotto Taha indossa il turbante bianco segno distintivo dei mullah)

L’uomo ha tentato in ogni modo di mantenere segreto il suo orientamento sessuale, alla luce di come l’omosessualità viene considerata in Iran. Ma dopo essersi esposto per aver celebrato in maniera illegale delle unioni fra persone dello stesso sesso, allora il timore di non poter vivere al sicuro lo ha tormentato. Fino alla decisione di fuggire in Turchia, un paese dove essere omosessuali non è un reato (dal 1858) ma che al contempo vieta i matrimoni tra persone del medesimo sesso. 

“Gli ultimi mesi sono stati molto difficili, per gli innumerevoli interrogatori a cui venivo sottoposto dalle autorità iraniane”, come ha ricordato lo stesso Taha. 

L’unica alternativa valida era quella di lasciare il paese e trovare un luogo più sicuro. Per ora la sua permanenza a Istanbul è temporanea, poiché il su sogno è poter arrivare in Canada, come lui stesso ha sottolineato. 

In Iran, i mullah esercitano un enorme potere non solo per il loro ruolo di confessori su questioni spirituali ma spesso anche politiche. Sono pertanto figure temute.

Sullo sfondo dell’intervista a Taha, altri due rifugiati iraniani omosessuali intervengono nella discussione, pur mantenendo l’anonimato e precisando come, tradizionalmente “i mullah sono persone che vogliono infliggerci delle punizioni. Pregano alle nostre cerimonie di esecuzione. Ma ora sappiamo che qualcuno prega per le nostre unioni e non per le nostre morti”. 

“Tuttavia è molto difficile fidarsi, perché siamo cresciuti in un clima di paura e bugie di cui loro erano e sono i principali responsabili”. 

(Qui sotto la video-intervista di Taha alla Bbc)

 

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