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Il rapporto inscindibile fra la tribù Mundari del Sud Sudan e il suo bestiame

Il fotografo londinese Tariq Zaidi si è recato in Sud Sudan dove vive la comunità che considera mucche e tori come il suo bene più prezioso

Immagine di copertina

Il fotografo londinese Tariq Zaidi ha lasciato il suo lavoro
in azienda con l’obiettivo di inseguire il suo sogno: fotografare le comunità
indigene di alcune delle aree più isolate del mondo.

Spinto da questo desiderio, da dieci anni si sposta in
diversi paesi africani, e recentemente si è recato in Sud Sudan, dove vive la
tribù dei Mundari, che a causa della sua posizione isolata in uno dei paesi più
instabili del mondo, è rimasta pressoché sconosciuta per quanto riguarda i loro
usi e costumi, rimasti più o meno immutati per secoli.

I Mundari attribuiscono molta importanza al loro bestiame –
una razza bovina chiamata Ankole-Watusi, bianca e con le corna ricurve – considerato
una fonte di cibo, una cura contro le infezioni, uno status sociale, e arrivano
ad essere considerati membri della famiglia a tutti gli effetti.

Nonostante questo, ogni anno in Sud Sudan circa 350mila
mucche e tori vengono rubati e più di 2.500 persone vengono uccise dai ladri di
bestiame.

Per questo, e per il fatto che ogni capo di bestiame può
valere circa 500 dollari, i Mundari stanno a guardia dei loro animali armati di
fucili, nonostante un recente tentativo del governo di disarmare le tribù.

Il rapporto speciale tra questi uomini e gli animali che
rappresentano il loro bene più prezioso emerge in tutta la sua forza nelle foto
di Zaidi (sulla sua pagina Facebook altre foto tratte dai suoi viaggi).