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La donna siriana che si è tolta il niqab dopo la liberazione della sua città dall’Isis
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La donna siriana che si è tolta il niqab dopo la liberazione della sua città dall’Isis

Dal 2014 Souad Hamidi e gli altri abitanti del villaggio al confine turco-siriano erano costretti a vivere sotto il controllo del sedicente Stato islamico

17 Giu. 2016

Il suo gesto impulsivo e simbolico è stato immortalato dall’obiettivo di Rodi Said, fotoreporter Reuters, ed è diventato virale. Souad Hamidi, una ragazza di 19 anni di un piccolo villaggio nel nord della Siria si è strappata letteralmente il niqab che indossava (il velo integrale), dopo che i combattenti locali con il sostegno delle forze aree americane sono riuscite a respingere i miliziani dell’Isis che avevano tenuto sotto stretto controllo il suo villaggio negli ultimi due anni. 

Mentre Souad compie quel gesto semplice ma profondamente simbolico sorride mentre osserva il velo gettato a terra in maniera sprezzante. “Mi sento liberata”, ha raccontato la donna dopo essersi avvolta un foulard rosso sul capo. “Ci hanno fatto portare il niqab contro la nostra volontà, perciò quando ho capito che il mio villaggio sarebbe stato finalmente liberato me lo sono tolta per fare un dispetto a loro”. 


Nelle ultime due settimane, le cosiddette Forze democratiche della Siria – una coalizione di gruppi armati tra cui i miliziani curdi dell’Ypg e una branca dell’Esercito libero siriano – con il supporto delle forze d’aviazione americane hanno condotto un’azione militare per liberare le città al confine turco-siriano dal controllo del sedicente Stato islamico. 

La ragazza ha raccontato di essersi svegliata una mattina e di aver visto arrivare nel suo villaggio gruppi di combattenti. “Alcuni si erano assiepati dietro la nostra abitazione, altri si sono posizionati sui tetti come cecchini. Abbiamo pensato si trattassero di miliziani dell’Isis che erano ancora all’interno del villaggio”.

“Siamo scappate temendo di essere utilizzate come scudi umani durante gli attacchi aerei”, ha precisato la donna. Una volta terminati i combattimenti, tutte le famiglie sono riuscite a fare ritorno alle proprie abitazioni. 

Il villaggio di Um Adasa era sotto il controllo del sedicente Stato islamico dal 2014, quando venne proclamata la nascita del Califfato a cavallo fra la Siria e l’Iraq. “Sotto l’Isis la vita quotidiana era strettamente regolamentata, e in tutto ciò rientravano i codici di abbigliamento”, ha raccontato la giovane. 

“Tutti coloro che non seguivano le regole da loro imposte subivano atroci punizioni. Ora che le forze democratiche siriane hanno preso il controllo, è come se vivessimo una nuova vita”.

Ma il timore che tutto questo possa finire e che i miliziani dell’Isis possano tornare è ancora fin troppo vivo nell’animo di Souad, della sua famiglia e di tutti i residenti del villaggio. 

“Voglio cancellare questo incubo dalla mia memoria. Spero che prima o poi ogni area controllata dall’Isis venga liberata e che tutte le persone costrette a vivere sotto la paura possano vivere finalmente libere”. 

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