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Perché voterò Luigi de Magistris

A distanza di cinque anni, in occasione del ballottaggio del 19 giugno, si rinnova a Napoli la sfida tra Luigi de Magistris e Giovanni Lettieri

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In cinque anni da primo cittadino i risultati ottenuti dall’ex pm di Catanzaro sono tanti.

Ricordo ancora quando cinque anni fa, imboccando in motorino via Duomo da corso Umberto I e proseguendo in direzione via Foria (siamo nel centro storico della città), ci si imbatteva in cumuli e cumuli di spazzatura che ricoprivano per diversi metri i marciapiedi e l’intero fondo stradale. Passare da un lato all’altro della strada era impossibile e di conseguenza non si aveva altra scelta che ritornare sul Rettifilo e percorrere un tragitto alternativo che consentisse di raggiungere la propria meta. 

Oggi a via Duomo la situazione è ben diversa: il cardo maior – così chiamata un tempo perché rappresentava il più lungo e grande degli antichi cardini cittadini – ha potuto riacquisire la sua originaria dignità, guadagnandosi l’appellativo di “via dei Musei”, proprio a sottolineare l’alta concentrazione di opere d’arte, palazzi monumentali ed edifici sacri che ospita al suo interno.

La tanto criticata America’s Cup – così come anche tante altre iniziative legate al mondo dello sport e non solo (penso, ad esempio, alla scelta di pedonalizzare parte del lungomare) – ha contribuito a rilanciare l’immagine della città nel mondo. Descritta per anni in modo parziale attingendo spesso soltanto ai fatti della cronaca più nera, Napoli ha sempre faticato a districarsi dai pregiudizi che la dipingevano tenendo conto esclusivamente di una sola delle due facce che la contraddistinguono.

Ma in questi cinque anni la città ha cominciato lentamente a riemergere, quasi rigenerata da una nuova linfa vitale e sta così rioccupando la posizione che più le compete sul piano internazionale. Personalmente respiro un’aria diversa in città, sono il primo a nutrire maggiore ottimismo e più speranza per le sorti della mia Napoli.

Cito in proposito le parole di un noto regista e scrittore napoletano, Gaetano Di Vaio che, rispondendo a un articolo di Roberto Saviano pubblicato sul sito di “Repubblica”, ha scritto: “de Magistris ha aperto varchi enormi a tanta gente che era stata letteralmente soffocata dagli ultimi dieci anni di Bassolinismo, e che ha finalmente potuto respirare”. 

“Il primo sono io che faccio produzioni dal basso senza dover più chiedere a nessuno se questo o quel film può dar fastidio o meno all’amministrazione di turno. Abbiamo vissuto gli ultimi cinque anni respirando una nuova aria e questa nuova aria ha un nome. Si chiama libertà. Libertà di esprimersi, libertà di agire, libertà di poter fare le cose che più ci piacciono fare”, continua Di Vaio.

Lo scrittore e giornalista napoletano venuto alla ribalta nel 2006 con Gomorra aveva pubblicato qualche giorno prima sul quotidiano fondato da Eugenio Scalfari una sua analisi sulla situazione politica del capoluogo campano, parlando di de Magistris come del sindaco che vuole realizzare “lo zapatismo in salsa napoletana”.

Ad ogni modo, per come la si pensi, un altro indubbio risultato riconducibile all’amministrazione uscente riguarda il turismo: oggi Napoli viene nuovamente apprezzata in tutto il mondo per la sua bellezza, la sua storia e la cultura che si respira in ogni anfratto del suo centro storico. Proprio qualche settimana fa leggevo che su booking.com – uno dei principali motori di ricerca alberghiera a livello europeo – effettuando una ricerca per una camera doppia in vista del ponte del 2 giugno le stanze prenotate risultavano essere il 92 per cento del totale, scavalcando in questo modo città come Roma (77 per cento), Firenze (79 per cento) e Venezia (82 per cento).

Sorseggiando ‘na tazzulella ‘e cafè – come avrebbe detto il nostro Pino Daniele – in uno dei bar della bellissima piazza San Domenico non si può fare a meno di scorgere un viavai continuo di turisti che si accingono ad imboccare via San Biagio dei Librai o, in direzione opposta, via Benedetto Croce. E per i vichi di Napoli non si vedono soltanto stranieri venuti ad ammirare le bellezze napoletane, ma anche artisti e musicisti che scendono in strada ad esibire le proprie doti artistiche. Il tutto frutto anche di un piano di riqualificazione del centro storico della città.

Detto ciò, bisogna dire con onestà che le cose da fare sono ancora tante, partendo dalla lotta alla criminalità organizzata (che ancora attanaglia molte zone della città), passando per la questione delle periferie (dove la futura amministrazione dovrà senz’altro canalizzare i propri sforzi e focalizzare la propria attenzione) e arrivando alle problematiche legate al trasporto pubblico (dove comunque fino ad adesso è stato fatto e ottenuto tanto). 

A proposito della criminalità ci tengo a precisare una cosa: il problema di Napoli non è assolutamente – come si sono permessi di dire alcuni – la nota serie televisiva Gomorra ispirata al celebre libro inchiesta di Roberto Saviano (e ideata, tra gli altri, da lui stesso). Il vero cancro che ogni giorno l’intera città deve impegnarsi a combattere è la realtà raccontata da Gomorra, il che è una cosa ben diversa.  

Chi sostiene che Gomorra – La serie non faccia altro che macchiare l’immagine della città o lo afferma per ingenuità o è in malafede. Quanto emerge da ogni puntata risulta senz’altro scomodo, qualcosa da tenere a tutti i costi sotto il tappetino. Anche allo Stato deve sembrare difficile ammettere l’esistenza di situazioni di questo tipo. È una realtà atroce ma che in quanto tale va raccontata, denunciata e diffusa il più possibile. Soltanto così si può sperare che un giorno le cose possano cambiare per davvero.

Una cosa di cui bisogna sicuramente tener conto è che l’amministrazione guidata da de Magistris ha mostrato di saper governare per questi cinque anni senza farsi travolgere dalla questione morale che sta interessando purtroppo gran parte dei partiti italiani. E tutto ciò, nonostante Gomorra.

Concludo dicendo che mi sento di dare fiducia a un sindaco che ha posto basi solide per il futuro della mia città, impegnandosi a fondo per risvegliare la coscienza civica dei napoletani e per restituire speranza a chi da troppo tempo l’aveva perduta.