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Cosa è successo il 15 giugno nel mondo
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Cosa è successo il 15 giugno nel mondo

Un riassunto semplice e chiaro di quello che è successo oggi nel mondo

15 Giu. 2016

Francia: il primo ministro francese Manuel Valls è pessimista sul futuro della lotta al terrorismo. “Questa guerra durerà una generazione. Altri innocenti perderanno la vita. Mi si accuserà di generare ancora più ansia, ma la realtà è questa”, ha detto in un’intervista radiofonica, dopo l’omicidio di un poliziotto e di sua moglie da parte di un francese che aveva giurato fedeltà all’Isis.

Il governo francese minaccia di vietare ogni tipo di manifestazione se i sindacati non escluderanno dai cortei i violenti, dopo gli scontri di martedì 14 giugno tra giovani facinorosi con il volto coperto e la polizia. Il primo ministro Manuel Valls ha accusato il sindacato Confédération générale du travail (Cgt) di “comportamento ambiguo” e di aver fatto poco per impedire che le frange violente del corteo devastassero il centro di Parigi incendiando automobili, rompendo finestre e attaccando con bombe carta la polizia. Nonostante l’ondata di scioperi e manifestazioni, Valls ha ribadito il rifiuto di fare marcia indietro sulla riforma del lavoro che dovrebbe rendere più facili le assunzioni.

Regno Unito: i sondaggi danno sempre più probabile l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Secondo le ultime rilevazioni il fronte a favore della Brexit è in vantaggio nel referendum del prossimo 23 giugno di almeno sei punti. Il Sun, cioè il quotidiano più letto nel Regno Unito, invece, ha invitato i lettori a votare a favore della Brexit. Il ministro delle Finanze George Osborne, ha sostenuto che un voto per l’uscita del Regno Unito dall’Ue innescherà aumenti fiscali e un taglio della spesa pubblica.

Germania: il ministro della Giustizia tedesco Heiko Maas ha dichiarato che la Germania non riconoscerà la poligamia e i matrimoni tra i minori. Tutti, compresi i migranti di religione musulmana appena arrivati nel paese, dovranno rispettare la legge.

Europa: il cyberspazio è ufficialmente un nuovo “settore di guerra” della Nato. L’Alleanza atlantica ha infatti annunciato che i suoi stati membri considereranno internet una zona operativa, tanto quanto l’aria, la terra e il mare. Trasformare il cyberspazio in un nuovo settore di guerra ufficiale significa che gli attacchi informatici potranno portare all’applicazione dell’articolo V del trattato Nato, che prevede una risposta collettiva degli stati membri in caso di attacco nei confronti di uno degli alleati che, adesso, potranno contare sul supporto reciproco nella guerra contro gli hacker di potenze straniere e di gruppi terroristici.

Stati Uniti: un alligatore ha azzannato e trascinato via con sé in acqua un bambino di due anni. L’incidente è avvenuto nella laguna Seven Seas, un’area adiacente al resort Grand Floridian di Disney World, a Orlando, in Florida. Secondo le prime ricostruzioni effettuate dalle autorità locali, sembra che il bambino avesse immerso un piede nell’acqua, quando l’alligatore si è avvicinato e lo ha trascinato via con sé. Sono in corso le ricerche del bambino.

Gli Stati Uniti invieranno unità navali della Terza flotta della marina in Asia Orientale, a supporto della Settima flotta, di base in Giappone. La mossa del presidente americano Barack Obama è parte di una più ampia strategia che prevede lo spostamento del 60 per cento delle risorse navali degli Usa in Asia, in risposta alla nuova politica assertiva della Cina. Infatti, il governo cinese reclama l’80 per cento del Mar Cinese Meridionale, rivendicando la piena sovranità delle cosiddette “acque storiche” e contendendo numerose isole ad altri stati, tra cui Giappone, Filippine e Vietnam. Il Mar Cinese Meridionale è ritenuto di fondamentale importanza strategica ed economica da tutte la parti in causa. 

Cina: alcuni strozzini impongono alle studentesse universitarie di inviare loro foto nude in cambio della concessione di prestiti. Le foto ottenute vengono poi utilizzate come forma di garanzia dagli strozzini, che minacciano le studentesse di pubblicarle qualora i soldi non venissero restituiti nei tempi prefissati.

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