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Chi sono le vittime della strage di Orlando in Florida

Il sindaco della città ha istituito un sito web che aggiorna costantemente l'elenco delle vittime. Finora sono state identificate 36 persone

Immagine di copertina

Ron Legler, il co-proprietario di Pulse, la discoteca gay di Orlando trasformata nella notte fra sabato 11 e domenica 12 giugno nel teatro in cui si è consumata la peggior sparatoria di massa nella storia degli Stati Uniti, non si dà pace.

Qualche ora dopo essere stato raggiunto dalla notizia mentre si trovava a Baltimora, Legler ha lasciato un post sul suo account Facebook, in cui si diceva devastato e con il cuore spezzato, secondo quanto riportato dal quotidiano locale The Baltimore Sun

Legler aveva fondato il club nel 2004 insieme a una sua socia in affari, Barbara Poma. Quest’ultima aveva deciso di aprire un locale gay in ricordo di suo fratello morto di Aids nel 1991. Il Pulse era diventato negli anni un punto di riferimento per lesbiche, gay, bisessuali e transgender di Orlando, insieme agli altri cinque bar gay dislocati nella città.

Nel 2014, dieci anni dopo l’avventura del Pulse, Legler aveva deciso di lasciare la sua parte e di trasferirsi a Baltimora. “E’ devastante, l’incubo peggiore che si possa immaginare”, ha scritto ancora Legler. 

Intanto la città di Orlando sta lavorando senza sosta per fornire dettagli e maggiori informazioni ai familiari e ai parenti delle 50 vittime morte nella sparatoria di domenica. Il sindaco della città, Buddy Dyer ha scritto in un tweet che, sebbene la discoteca Pulse sia ancora una scena del crimine attiva, gli investigatori stanno lavorando in maniera efficiente e diligente.

Infatti, è stato istituito un sito web che aggiorna costantemente il numero delle vittime, con i loro nomi e la loro età anagrafica, come ha annunciato lo stesso primo cittadino di Orlando sempre sul suo account Twitter. Finora sono 36 le persone identificate. 

Fra di loro figura anche il nome e il volto di Edward Sotomayor Jr, 34 anni, il primo a essere stato identificato. Sotomayor nella vita quotidiana era un brand manager che aveva lavorato per qualche tempo presso l’agenzia di viaggi Al e Chuck Travel di proprietà di Al Ferguson, suo ex capo e amico, e focalizzata sulle prenotazioni delle vacanze per gay. Lo stesso Ferguson doveva recarsi al Pulse su invito di Sotomayor, come ha raccontato al quotidiano locale Orlando Sentinel. “Era una persona luminosa”, ha ricordato l’uomo. “Siamo tutti sconvolti da quanto successo, ma non abbiamo intenzione di mostrarci impauriti”. 

Nell’elenco delle vittime costantemente aggiornato dalle autorità cittadine di Orlando figurano:

Edward Sotomayor Jr., 34 

Stanley Almodovar III, 23 

Luis Omar Ocasio-Capo, 20 

Juan Ramon Guerrero, 22 

Eric Ivan Ortiz-Rivera, 36 

Peter O. Gonzalez-Cruz, 22 

Luis S. Vielma, 22 

Kimberly Morris, 37 

Campagna regione lazio

Eddie Jamoldroy Justice, 30 

Darryl Roman Burt II, 29 

Deonka Deidra Drayton, 32 

Alejandro Barrios Martinez, 21 

Anthony Luis Laureanodisla, 25 

Jean Carlos Mendez Perez, 35 

Franky Jimmy Dejesus Velazquez, 50 

Amanda Alvear, 25 

Martin Benitez Torres, 33 

Luis Daniel Wilson-Leon, 37 

Mercedez Marisol Flores, 26 

Xavier Emmanuel Serrano Rosado, 35

Gilberto Ramon Silva Menendez, 25 

Simon Adrian Carrillo Fernandez, 31 

Oscar A Aracena-Montero, 26 

Enrique L. Rios, Jr., 25 

Miguel Angel Honorato, 30

Javier Jorge-Reyes, 40 

Joel Rayon Paniagua, 32 

Jason Benjamin Josaphat, 19 

Cory James Connell, 21 

Juan P. Rivera Velazquez, 37

Luis Daniel Conde, 39 

Shane Evan Tomlinson, 33 

Juan Chevez-Martinez, 25 

Jerald Arthur Wright, 31 

Leroy Valentin Fernandez, 25 

Tevin Eugene Crosby, 25 

Nelle ultime 48 ore, nei pressi dell’ospedale di Orlando, le famiglie, gli amici e i parenti delle vittime si sono radunate nella speranza di avere ulteriori notizie dei loro cari e piangere per i loro figli, cugini, sorelle o fratelli uccisi nell’attacco.