Me

Il racconto dei migranti bambini fuggiti dall’inferno libico

Un fotogiornalista della Reuters è andato nel centro di accoglienza di Caltagirone in Sicilia dove sono ospitati i migranti minorenni per sentire le loro storie

Immagine di copertina

Le gang di Tripoli, conosciute come i ragazzi di Asma, lo hanno attaccato con i vetri di alcune bottiglie rotte e lo hanno ferito al viso e alle gambe. Augustine Okukpon, è un adolescente nigeriano di diciassette anni ed è uno delle migliaia di minori arrivati in Sicilia dalla Libia.

E come ognuno di loro ha una storia terribile da raccontare, adesso che è al sicuro in una villa nella città medievale di Caltagirone trasformata in un centro d’accoglienza per rifugiati minorenni, sul periodo da incubo trascorso in Libia.

“In Libia ci sono questi ragazzi di Asma. Sono giovani di strada e aggrediscono le persone di colore che vedono, dicono che non c’è spazio per noi in Libia”, racconta alla Reuters che ha realizzato un fotoreportage sui rifugiati minorenni sbarcati in Sicilia.

Sono più di seimila, tutti sono arrivati in Italia a bordo di barconi fatiscenti senza essere accompagnati da genitori o fratelli. Secondo i dati di Save the Children, il numero è triplicato rispetto a quello di appena un anno fa.

In Libia, nel caos della guerra civile, trafficanti di esseri umani, milizie armate, delinquenti comuni e jihadisti operano nella totale impunità e i minori che attraversano il paese per raggiungere le coste sono sottoposti a sfruttamento e abusi. Aspettano il loro turno prima di essere imbarcati sui gommoni fatiscenti in centri di detenzione in condizioni disumane e sono esposti a ogni tipo di violenza.

Ebrima Sannej, un altro adolescente originario del Senegal, racconta che i ragazzi di Asma hanno ucciso il suo zio di venti anni e hanno ferito il loro datore di lavoro che cercava di difenderli: “Ti rubano i soldi, e se vedono che non hai nulla con te ti uccidono”, spiega.