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La nuotatrice siriana sopravvissuta a un naufragio che andrà alle Olimpiadi di Rio
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La nuotatrice siriana sopravvissuta a un naufragio che andrà alle Olimpiadi di Rio

Yusra Mardini nel suo paese d'origine era una nuotatrice brillante, ma con lo scoppio del conflitto è dovuta fuggire. Il 5 agosto gareggerà con la squadra dei rifugiati

08 Giu. 2016

Prima che la guerra in Siria diventasse una presenza costante nella vita di milioni di siriani, Yusra e Sarah Mardini, due sorelle siriane di Damasco, non avrebbero mai potuto immaginare che il nuoto, lo sport che praticavano fin da bambine, avrebbe un giorno salvato le loro vite e quelle di altre persone.

Nel loro paese natale Yusra e Sarah erano considerate atlete brillanti con un futuro nel mondo del nuoto. La guerra era ancora troppo lontana dalle loro esistenze, e le giornate passavano tra la scuola e la piscina, dove Yusra si allenava supportata dal Comitato olimpico siriano a Damasco. 

Nella primavera del 2011 la loro vita cambiò radicalmente, interrompendo per sempre la carriera sportiva delle due sorelle e costringendole a fuggire lontano dal loro paese. 

Una decisione presa nell’estate del 2015 con l’intensificarsi dei combattimenti e delle violenze. Fu allora che Yusra e Sarah decisero di lasciare la loro casa di Damasco e viaggiare senza meta, alla ricerca di un luogo più sicuro. La prima tappa del loro lungo viaggio fu Beirut, in Libano, poi Istanbul e infine Smirne, in Turchia. Qui le due sorelle maturarono l’idea di tentare la traversata del Mar Egeo a bordo di un gommone, mettendo a rischio la loro vita.

La meta finale di quel viaggio lungo e pieno di insidie era l’isola greca di Lesbo. Il giorno della partenza arrivò. Le due ragazze insieme ad altre diciotto persone salirono a bordo di un’imbarcazione ma, a una manciata di chilometri dalla costa greca, il motore del gommone entrò in avaria con il rischio di capovolgersi.

In quel preciso momento Yusra, Sarah e un’altra donna si gettarono in acqua e con la sola forza delle braccia sfidarono il mare aperto, spingendo e tirando l’imbarcazione fino a raggiungere la riva. Le due sorelle erano le uniche a bordo capaci di nuotare.

“Ho pensato che sarebbe stato un vero peccato annegare in mare, ed essendo io una nuotatrice ho messo a disposizione le mie capacità per salvare le altre persone a bordo”, ha raccontato Yusra in diverse interviste, confessando di aver cominciato a odiare il mare aperto da allora. 

(Qui sotto Yusra Mardini si allena in piscina. Credit: Alexander Hassenstein/Reuters)


Dalla Siria in guerra alle Olimpiadi in Brasile

Nel settembre del 2015, le sorelle Mardini sono arrivate a Berlino. Qui, grazie all’aiuto di un interprete egiziano che le ha seguite fin dal loro arrivo in Germania, Yusra è entrata in contatto con il Wasserfreunde Spandau 04, uno dei club sportivi più antichi della città. Dopo settimane di prova, la giovane nuotatrice è stata scelta dal suo allenatore tedesco Sven Spannekrebs per entrare a far parte della squadra. 

Negli ultimi mesi, Yusra ha fatto degli importanti progressi, a tal punto da ipotizzare una sua futura partecipazione anche alle Olimpiadi di Tokyo del 2020. 

“Tutto è successo così velocemente, rispetto a ciò che ci saremmo aspettati da una giovane atleta promettente”, ha spiegato ancora il suo allenatore. Infatti, di recente, Yusra è stata scelta per partecipare alle Olimpiadi di Rio de Janeiro, in Brasile, in programma a partire dal prossimo 5 agosto.

Dotata di talento sportivo, la giovane siriana farà parte del team di 43 atleti che rappresenteranno la squadra di rifugiati selezionata per le Olimpiadi e che sfilerà allo stadio Maracanã per la cerimonia di apertura.

Tutti gli atleti hanno un’età compresa fra i 17 e i 30 anni e più della metà sono stati scelti presso il vasto campo profughi di Kakuma, nel nordovest del Kenya, a circa 90 chilometri dal confine con il Sud Sudan devastato dalla guerra. 

Yusra gode attualmente dei benefici concessi dal sistema scolastico tedesco per tutti coloro che si distinguono per meriti sportivi, avendo così la possibilità di allenarsi due volte al giorno in una piscina olimpionica. Il suo programma prevede la sveglia alle sette del mattino, un allenamento intensivo della durata di due o tre ore, le lezioni in classe e nel pomeriggio altri esercizi in vasca. 

Ma il suo paese d’origine non ha dimenticato la giovane atleta. Il Comitato olimpico nazionale siriano, dapprima concorde nell’inserimento di Yusra come atleta del team dei rifugiati, ha di fatto tentato di convincere la giovane atleta a competere per la squadra e le bandiera nazionale siriana, precisando come i funzionari sportivi stessero monitorando la nuotatrice sui suoi regolari progressi. 

“Certamente la mia terra mi manca, ma non escludo che la mia vita futura possa essere qui in Germania. Quando sarò vecchia tornerò in Siria e insegnerò alla gente la mia esperienza”. 

E, a chi le ha domandato come stesse vivendo la sua qualificazione alle Olimpiadi, Yusra ha risposto: “Voglio gareggiare nella squadra dei rifugiati per dimostrare che, anche se tutti noi abbiamo dovuto affrontare un cammino difficile, siamo comunque in grado di raggiungere ogni cosa”. 

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